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Castelnuovo

Donne, svegliamoci. Denunciamo il verme che ha girato e diffuso il video hard

mercoledì, 15 febbraio 2017, 22:37

di barbara pavarotti

Profondamente indignata. Tutte le donne dovrebbero indignarsi per la vicenda del video hard realizzato e diffuso su WhatsApp da un ex calciatore all’insaputa della vittima. Costui ha commesso qualcosa di gravissimo, ha violato la privacy di una persona in buonafede, le ha rovinato la vita e, a tutti gli effetti, si tratta di un reato informatico perché compiuto via WhatsApp, configurabile come “diffamazione e trattamento illecito di dati sensibili”.

Invece che succede fra le donne di Castelnuovo e dell’intera Garfagnana? Nessuna si pronuncia. Nemmeno le associazioni femminili che tanto fanno contro la violenza alle donne. Anche questa è VIOLENZA contro le donne. Non occorre ammazzarle, sfregiarle, picchiarle. Questa è una violenza subdola e sottile, sulla quale si dovrebbe riflettere ampiamente l’8 marzo o il 25 novembre, anziché fare tanti discorsi vuoti e retorici sulla difesa del sesso femminile. E più in generale su cosa si indigna la gente del paese? Sul fatto che i giornali abbiano divulgato una notizia di dominio pubblico – oggetto di pettegolezzi e lazzi – anziché prendersela col verme (permetteteci da donna di definirlo così) che ha infamato una donna, che ha commesso un gesto imperdonabile a livello morale e che, speriamo vivamente, possa diventare oggetto di reato.

Al momento purtroppo la legge è lacunosa. Le forze dell’ordine non possono procedere d’ufficio in base a notizie di stampa e voci della citttadinanza. Occorre una denuncia di parte. Ecco: quando le donne si sveglieranno e capiranno che bisogna fare denuncia, sempre, quando viene leso il loro onore, sarà sempre troppo tardi. Cosa impedisce alle donne di reagire e dire finalmente: io sono la vittima, quest’uomo mi ha fatto del male? La solita storia che le rende prigioniere da sempre: la vergogna, il pensare di essere loro dalla parte sbagliata. Ebbene, lo diciamo con forza: questa signora avrà pure sbagliato (sempre che si voglia parlare di sbaglio), ma è una sua questione privata che nessuno si deve permettere di giudicare. Ma quante volte sbagliano gli uomini? E chi ha sbagliato di più in questa vicenda? Perché agli uomini sono permessi certi errori, che anzi spesso fra gli amici diventano oggetto di vanto, e le donne invece vengono accusate di essere di “facili costumi”? Basta con questa storia. Abbiamo fatto decenni di battaglie femminili, siamo scese in piazza per rivendicare il diritto di una donna a non essere giudicata. E cosa accade invece? Che si sposta l’attenzione dalla mano al dito mignolo. Un uomo si permette di mettere una donna alla gogna e costui non viene denunciato. Ci si aspetterebbe come minimo che le associazioni femminili, le pari opportunità si costituissero parte civile in un eventuale procedimento.

Le nostre relazioni private sono il bene più prezioso che abbiamo. Costui ha infranto ogni regola e ogni minimo senso del rispetto. E per quale motivo? Vendetta, scherzo, goliardata, ritorsione? Un atto ignobile senza scusanti. Inviare un video privato, girato e diffuso senza il consenso dell’interessata, sul cellulare di amici sapendo bene che finirà in pasto a chiunque perché la storia diventa virale è un tradimento, una vigliaccata. I carabinieri indagano, ovvio. Vogliono capire cosa c’è dietro a questa diffusione. Non si tratta più di una vicenda personale nel momento in cui costui ha diffuso il video. Che ne parlino anche i giornali è ininfluente. I giornali ne parlano per un motivo molto semplice: condannare il vergognoso gesto. Cercare di indurre nella popolazione il coraggio di una reazione che porti a un concreto capo d’accusa verso l’autore e tutti i possibili futuri autori di una simile vergogna.

Speriamo davvero che i carabinieri possano inoltrare alla Procura una denuncia in modo autonomo, in mancanza di una querela di parte, che ci auguriamo comunque arrivi. Costui deve capire che non si gioca con le vite altrui e pagare le conseguenze del proprio gesto. Altrimenti sarà la deriva: nessuna di noi, nessuna donna sarà più al sicuro. E già ne sono successe troppe di simili vicende infamanti, con esiti disastrosi.

Invece purtroppo ancora una volta dobbiamo prendere atto che l’ipocrisia regna sovrana, che vale sempre la regola: meglio non far sapere, non dire nulla. Alt. Fermiamoci. Col massimo rispetto per l’anonimato, di questa storia bisogna parlarne e prendere coscienza che non può rimanere impunita. Stiamo dalla parte della donna, siamo contro questo gesto di becero maschilismo (e speriamo non ci sia altro, anche se i motivi per dubitarne ci sono), siamo per la libertà femminile sempre. Mai noi forniremo qualsiasi dettaglio utile a riconoscere la vittima, ma saremo molto felici di diffondere – se mai si aprirà un procedimento – tutto sull’identità di costui quando i carabinieri ce lo permetteranno.

Pensiamoci, dunque, riflettiamoci noi donne in prossimità dell’8 marzo. Massima solidarietà alla vittima e massimo sdegno verso il verme. E ai tanti indignati perché si parla di questo oltraggio diciamo: non è una faccenda privata, lo era se l’uomo non mandava in giro il video. L’interesse pubblico consiste nel reagire, condannare e denunciare il fatto. Altrimenti le donne saranno sempre vittime. Il diritto all’oblio non prevede che tutto sia messo a tacere in modo che costui la passi liscia. Svegliamoci donne. Costui va espulso dalla comunità civile.

 

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