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Ce n'è anche per Cecco a cena

Faccia da... Parrini

martedì, 8 agosto 2017, 23:35

di aldo grandi

Difficile, nonostante i clandestini che sbarcano a migliaia sulle nostre povere coste massacrate dall'ignavia e dalla demenza nemmeno troppo senile dei politicanti da strapazzo di questa seconda - ma la terza sarebbe la stessa cosa e la quarta pure peggio - repubblica, a dispetto delle Boldrini o degli Alfano, dei Gentiloni e dei Renzi o delle Mogherini disposte a pi greco mezzi con tanto di velo di fronte all'islam, trovare, con questo caldo un motivo non tanto per arrabbiarsi quanto, casomai, per domandarsi se l'essere umano, al di sopra della bocca e del naso oltreché degli occhi, abbia anche un cervello pensante o se, clamorosamente, ci troviamo di fronte a una cacata di cavallo senza inizio né, tantomeno, fine. Poi, quando tutto sembra disperare e anche i Cecco a cena delle nostre amate Gazzette restano miseramente in bianco come gli spazi degli articoli censurati durante la prima e la seconda guerra mondiale, ecco che da Firenze, dall'interno di quell'ammasso di ferraglia denominato Pd, fuoriesce la notizia che non ti aspettavi, a cui è difficile credere, che ti fa capire, però, che razza di partito è diventato il partito democratico (sic!) del pesce che puzza dalla testa al secolo Matteo Renzi, il fallito tra i falliti, colui che ha dalla propria parte tutti i mezzi di informazione che, da leccaculo quali sono, consumano lingua e polpastrelli per provare a far risalire le quotazioni del puffo pardon putto fiorentino.

La notizia ha dell'incredibile: Stefano Bruzzesi, responsabile regionale Pd degli enti locali, colui che ha inferto la ferita più purulenta e mai rimarginata al centrodestra conquistando per soli 361 voti Lucca, è stato trombato. E se anche lui non ama il termine e preferisce usarne altri, la sostanza non cambia: nel partito stalinista che da sempre devasta e distrugge la regione Toscana e non solo, il segretario regionale Dario Parrini, il più inutile, dannoso, incapace, settario, arrogante, dispotico, cupo segretario politico della recente storia Pd toscana, ha silurato senza alcuna pietà l'ex collega e amico Bruzzesi comunicandoglielo pochi minuti prima della conferenza stampa ufficiale; la solita, schifosa e indigeribile lettera alla serva materializzatasi sul cellulare di Bruzzesi attraverso un sms del segretario.

Certo che se la politica è una cosa zozza e i politici sono tutti ladri - lo diceva non solo la mamma di Gianna Preda, intellettuale e robusta giornalista del dopoguerra, ma sul fronte neofascista, ma anche la Dory, ossia mamma 92 enne del sottoscritto - noi non possiamo certo dire che il Pd sia un partito di lestofanti, ma non possiamo esimerci dal notare che la sua politica non soltanto è zozza, ma bastarda dentro fino all'inverosimile.

Stefano Bruzzesi ha il dono dell'ironia e della simpatia, non è un rissoso, non è un attaccabrighe e, soprattutto, non è un vendicativo né un rancoroso. E' una colomba, dicono e così dicendo è come se lo relegassero ai margini dell'arena dove, a quanto pare, sguazzano e si trovano a proprio agio i falchi - meglio sarebbe dire i corvi o, financo, gli avvoltoi - del Pd plurisconfitto della ex regione rossa.

Dario Parrini, questo Giuseppe Garibaldi del quale conserva solamente la barba mancandogli, per nostra fortuna, tutto il resto, questa sorta di Gauleiter se visto da destra o commissario politico se visto da sinistra, ha ritenuto suo dovere arrogarsi la delega agli enti locali defenestrando l'unico dirigente di partito che, a parte la faccia tosta di difendere e proteggere mister Gucci alias Marco Remaschi per la cazzata elettorale, era l'unico che aveva dimostrato di avere un briciolo di intelligenza politica ancor più che umana.

Parrini ha portato il Pd alla più grande batosta del dopoguerra, perdendo città come Pistoia, Carrara, Grosseto Arezzo e senza che abbia avuto la dignità, ancor più del coraggio, di rassegnare le proprie dimissioni. Una faccia come il Parrini direbbe qualcuno in vena di eufemismi, noi preferiamo dire, a scanso di equivoci, una faccia di bronzo, un faccia tosta che non gli hanno fatto nemmeno prendere atto della figura barbina fatta in giro per le federazioni della Toscana.

Come sempre, però, il pesce, ossia Matteo Renzi, puzza dalla testa e se è vero che anche l'ospite in generale, dopo tre giorni, maleodora, figuriamoci l'ex capo del governo che dal 4 dicembre dovrebbe essersi ritirato al cesso per la vergogna e che, al contrario e complici i soliti giornalisti da strapazzo, continua ad aspirare alla Grande Rentrée a Palazzo Chigi. 

Di una cosa, però, ci rallegriamo. Se Dario Parrini è la parola d'ordine e, allo stesso tempo, il biglietto da visita del Pd a queste latitudini, allora, forse, la speranza che - presto o tardi, più presto che tardi - l'Italia e la nostra regione si liberino di questa sclerosi multipla colorata di rosso non è e non può essere solo una speranza, ma una dissacrante per noi, devastante per loro, certezza. 

A Stefano Bruzzesi, un saluto con simpatia e solidarietà.

 


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