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Barga

Il Bergman in bianco di Daniele Pecci e Federica Di Martino

mercoledì, 6 marzo 2013, 19:11

di igor vazzaz

Il bianco, ora abbacinante ora opacizzato, domina l’intera visione di Scene da un matrimonio, concerto scenico per coppia d’attori d’esibita derivazione cinematografica. È lo stesso Daniele Pecci, col supporto di Federica Di Martino, ad aver fortemente voluto realizzare l’ulteriore traslazione teatrale del capolavoro cinetelevisivo di Ingmar Bergman (sceneggiato in sei episodi per la tv svedese poi ridotto a lungometraggio, entrambi del 1973), folgorato dall’allestimento con Gabriele Lavia e Monica Guerritore d’una quindicina di anni fa. L’attore, innamorato dell’articolata operazione messa in atto dal maestro scandinavo, ha ricuperato il testo, operata una trascrizione per la scena (ogni parola in bocca ai personaggi, con l’esclusione di alcuni dettagli, proviene dalla partitura bergmaniana) e andato addirittura a scegliersi il regista, quell’Alessandro D’Alatri giunto tardi al teatro (ricordiamo, però, il suo debutto Il sorriso di Dafne, apprezzabilissimo spettacolo visto al Giglio nel 2007), ma assai apprezzato ormai sulle scene italiane, al di là del validissimo curriculum in video.

Lo spazio allestito da Matteo Soltanto è caratterizzato da lunghi drappi bianchi a coprire ogni andito scenico, arredi compresi: le variazioni d’atmosfera e d’ambiente sono affidate a una serie di didascalie proiettate sul fondale (accompagnate dalle melodie prevalentemente dolci di Franco Mussida, storico chitarrista della Premiata Forneria Marconi) e da un calibrato dosaggio delle luci, secondo il disegno di Paolo Mazzi. Si va dal crema serotino (le varie indicazioni a inizio d’ogni sketch riflettono con esattezza il linguaggio del cinema) al chiarore solare delle scene al chiuso, virando su tonalità ora giallastre ora beige. L’intero carico dello spettacolo ricade, però, sul taglio del testo, a stazioni, in questo profondamente rispettoso delle versioni video, e, soprattutto, sull’interpretazione attorica. La complessa, e assai disincantata, visione che Bergman offre della coppia borghese (il film, lo ricordiamo, è riferito, da un lato, alla Svezia degli anni Settanta, successiva al Sessantotto, e, dall’altro, al naufragio del proprio matrimonio con Liv Ullmann, peraltro attrice protagonista), viene diluita in uno spartito arioso, godibile, in grado pure di strappar risate a un pubblico sempre ben disposto dinanzi a volti resi celebri dai media; ciononostante, il costrutto complessivo parrebbe abdicare alla complessità di partenza. In tal senso, la recitazione ci sembra coerente con lo spirito di fondo: lineare, leggibile, senza problematizzazione rispetto a due personaggi che, pure, offrirebbero numerosi interstizi interpretativi. Federica Di Martino è comunque a proprio agio nel dar vita a una donna realmente moderna, parimenti in grado d'esser fedele e tradire il marito nell’ambito di una coppia che sembrerebbe un modello di progressismo, apertura, ragionevolezza; Pecci, per contro, indugia su certe esitazioni del personaggio, come a calcarne le debolezze, la tipica meschinità maschile che, comunque, rientra nel quadro bergmaniano, anche se, alla fine, si ha la sensazione di una semplificazione forse eccessiva.

Si chiude con i due (nuovamente) abbracciati, per un finale che apre alla speranza, a una ricomposizione consolatoria che pare contraddire, invece, lo sguardo acuminato di Bergman. Pensiamo, procedendo per analogie, a Il dilemma, celebre canzone di Giorgio Gaber, forse assai più vicina a carpire lo spirito, certo agrodolce, ma pure tragico e complesso, di quel mistero profondo, quel luogo violento eppure (apparentemente) inevitabile che è la coppia nel mondo, occidentale e non solo.

La stagione del Teatro dei Differenti di Barga volge quasi al termine: il 16 marzo ospiterà uno spettacolo musicale con Veronica Pivetti, mentre Settemilanovecento meli. Storia di Sof'ja e Lev Tolstoj, originalmente in programma per il 23 febbraio e saltato a causa del maltempo, sarà proposto a fine aprile.

Igor Vazzaz

Scene da un matrimonio, di Ingmar Bergman

traduzione Paolo Monaci

scene Matteo Soltanto

costumi Francesco Verderame

musica Franco Mussida

disegno luci Paolo Mazzi

videograficaAlessio Fattori

aiuto regia Lorenzo D'Amico

regia Alessandro D'Alatri

con Daniele Pecci e Federica Di Martino

produzione Teatro Stabile d’Abruzzo


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