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Barga

Pirogassificatore, sì o no? La parola ai commercianti di Fornaci

martedì, 13 agosto 2019, 17:02

di viola pieroni

Una delle questioni più dibattute nel periodo pre e post elettorale, nel comune di Barga e non solo, è stata senza dubbio la proposta di Kme di realizzare un impianto di auto-produzione di energia elettrica (giornalisticamente ribattezzato “pirogassificatore”), a Fornaci, nella zona adiacente al centro abitato dove ha sede lo stabilimento stesso.

Una questione che, tutt’ora, tiene fermamente banco facendo registrare molte opinioni, spesso contrastanti, soprattutto tra i commercianti che ogni giorno vivono in prima persona i dibattiti e le proposte presentate dai vari comitati paesani.

La Gazzetta del Serchio, “armata” di un proprio questionario, ha voluto condurre sul campo un sondaggio per capire cosa ne pensano veramente gli esercenti fornacini del progetto presentato dall’azienda. Questi i risultati ottenuti: il 17,3 per cento degli intervistati si è dichiarato favorevole, mentre il 42,8 per cento ha sostenuto di essere contrario per principio a un qualsiasi impianto con le stesse caratteristiche, sia qui che altrove; il 34,2 per cento pensa che l'idea dell’impianto non sia totalmente sbagliata, ma ritiene comunque che la nostra valle sia inadatta ad ospitarlo; infine, il restante 5,7 per cento non si è voluto esprimere al riguardo.

Secondo gli esiti del nostro sondaggio, le due opinioni che attualmente avvalorano la tesi di coloro che vorrebbero il pirogassificatore sono quelle per cui l’impianto porterebbe un incremento dei posti di lavoro e non sarebbe inquinante, visto e considerato che strutture simili esistono in svariate parti del mondo: “Esistono in tutto il globo – hanno dichiarato i “pro” -, se solo si fosse chiamato in un altro modo nessuno si farebbe questi problemi". E ancora: “Ci sarebbe bisogno di un inceneritore in ogni comune, poiché, senza portare l’immondizia in altri posti, la popolazione sarebbe più propensa a fare la raccolta differenziata, considerando che verrebbe smaltita in loco”. Altri hanno basato il proprio giudizio sugli alti livelli di inquinamento dovuti alle svariate fabbriche che puntellano la valle: “Il forno Properzi andava bene a tutti, ora invece fanno i moralisti riguardo la questione del pirogassificatore”. E un altro: “Per le persone che ci lavorano giustamente sono a favore, ma è anche vero che dopo decenni di inquinamento generalizzato in tutta la valle i risultati sulla salute si sono visti. Non sto dando contro solo alla Kme, ma personalmente do più importanza al lavoro che viene dato”.

C’è però chi critica questa zona come luogo non adatto alla costruzione della struttura: “L’impianto porterebbe un indotto importante per la valle; è chiaro però che questo non è il posto migliore”. Mentre un altro esercente ha concluso: “Tutto quello che è produttivo e dà lavoro dovrebbe essere ben accetto, rispettando però la salute della popolazione”.

L’importante fetta dei commercianti che invece si è dichiarata contraria per principio alla costruzione di un qualsiasi inceneritore avvalora prevalentemente la tesi dell’inquinamento: “Un progetto assurdo – ha detto un commerciante -, che nell’eventualità remota dovesse prendere corpo, potrebbe in pochi anni portare a grossi problemi ambientali con ricadute sulla salute degli abitanti”. “Si spera non venga fatto – ha sostenuto un altro -, in particolare per le categorie più a rischio fra cui anche i bambini piccoli o che stanno per nascere, poiché si tratterà sicuramente di un inquinamento a lungo termine”. E’ stato poi evidenziato il fatto che non si potrà avere la piena sicurezza di come verranno svolti i lavori: “Gestiti consapevolmente o meno, non si riesce a fare le cose bene in Italia, tantomeno qui” ha detto un esercente. “Già è un progetto pericoloso, non ci si può permettere anche la negligenza vista la grande zona di influenza che comprometterebbe”. Infatti, è stato fatto osservare che il progetto presentato attualmente è a norma di legge, ma nel 2020 cambieranno i parametri europei per le emissioni di CO2, e quindi potrebbe diventare da subito obsoleto e soprattutto potrebbe chiudere prima ancora che venga costruito, portando ad una chiusura forse totale dello stabile.

Altro grande nodo che ha diviso i commercianti è stato quello della trasparenza, sia da parte dei vertici della Kme che dei comitati paesani che si occupano della questione: il 48,7 per cento degli intervistati pensa che i dirigenti della fabbrica non abbiano affatto gestito in modo corretto il flusso delle notizie, poiché, dichiara qualcuno: “Hanno tutto l’interesse nel farlo in modo da ricavare il più grande introito possibile, non gli interessa tenere informati coloro che ci lavorano”. “Non c’è la certezza che non faccia male alla salute – ha rincalzato un altro -, per i dipendenti non c’è stata la trasparenza necessaria e quindi non siamo sicuri nemmeno di questo incremento nell’occupazione". Il 25,7 per cento ritiene che abbiano invece tenuto un comportamento corretto; il restante 25,6 per cento ammette di non aver seguito le news con costanza.

Per quanto riguarda le organizzazioni dei cittadini, più del 65 per cento degli intervistati pensano che abbiano fatto un buon lavoro di informazione, mentre c’è una parte che li accusa addirittura di “terrorismo mediatico”.

La domanda cruciale però è stata: porterebbe maggiori risorse alla valle? Perché qui si è vista una divisione che non corrisponde equamente a quella della prima domanda: il 20 per cento ha risposto senza dubbio di sì, mentre il 57,1 per cento fermamente di no, visto che, come sostenuto, “se avessero proposto un recupero dell’elettricità per l’autoconsumo sarebbe andato bene, ma ne utilizzano solo una minima parte: quindi questo business dei rifiuti necessita di meno dipendenti, conseguenza di una contrazione della produzione e il totale stravolgimento dei loro obiettivi”. “Il futuro – ha stato detto - non sfrutterà in quel modo i rifiuti, poiché già attualmente esistono molti modi più virtuosi (tra cui anche il riciclo): il problema è che loro vogliono più energia per un prodotto che già da ora non ha futuro, servono prodotti alternativi e ricerche per entrare in un business che non c’entra più nulla con la vecchia produzione, così da riqualificare su un piano nazionale per l’ambiente una fabbrica che è in difficoltà da 20 anni, sfruttando quei 600 posti di lavoro non in un'economia che non ha più senso.”

La percentuale centrale del 22,9 per cento ha risposto che dipende tutto dal modo in cui verrà sviluppato perché, ha detto un commerciante, “se verrà fatto con i criteri giusti e dovesse portare lavoro saremmo tutti più contenti, se invece venisse fatto male basterà intervenire per chiuderlo, ma non farlo nemmeno mi sembra ingiusto, poiché ora come ora abbiamo bisogno di innovazione”.

L’ultima domanda è stata ovviamente in riferimento alla possibile terminazione o meno del progetto: il 40 per cento ha risposto che sì, verrà terminato (sottolineando amaramente: “Se hanno deciso di farlo, lo faranno, poiché è tutta una questione meramente politica") e che, qualora accadesse, qualcuno “traslocherebbe la propria attività altrove”; mentre il 34,2 per cento ha risposto che in nessun caso questo sarà possibile. Sarebbe infin felice l'11,5% per cento delle persone se venisse completato, anche perché, è stato affermato: “da parte della popolazione ora c’è già maggiore silenzio, e quindi ne potrebbero approfittare".

In conclusione, il 14,3 per cento non si è azzardato verso nessuna ipotesi, visto che – come dichiarato – “qua è più importante il denaro che la salute".


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