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Barga

Campo di atletica, i giovani: "Un impianto non all'altezza"

mercoledì, 11 settembre 2019, 10:19

“È come quando una casa cade per un terremoto: non puoi ripartire dalle pareti, se sono le fondamenta ad aver causato il danno”: così si sono espressi alcuni ragazzi del Gruppo Marciatori Barga, in merito alle condizioni dell'attuale “impianto" di atletica adiacente alle scuole medie e superiori.

Difatti, nonostante l'inaugurazione del complesso si collochi abbastanza indietro nel tempo, tutti gli adattamenti e le modifiche successive (atte a ristrutturarlo affinché fosse praticabile come campo di allenamento anche per le categorie dei più “grandicelli") sono state spesso inconcludenti, apportando cambiamenti che andavano a migliorare momentaneamente la situazione che poi inevitabilmente tornava al punto iniziale.

Oltre alla zona sottostante in cui si trova un ex campo da basket ormai impraticabile (essendo privo di tabelloni e avendo l'asfalto totalmente corroso dalle erbacce) ed il più conosciuto campo da calcetto del “Cancellone" (che però versa in condizioni nettamente migliori, nel complesso), il rettilineo e gli annessi per l’attività atletica dovevano comporre un complesso dedicato allo sport, che oggi purtroppo è quasi totalmente abbandonato a se stesso, per quanto riguarda la cura e la manutenzione: parlando con i ragazzi che qui si allenano 12 mesi l'anno, si è capito che il problema non è solo ciò che non viene fatto, ma ciò che viene fatto in modo sbagliato, non rispettando appunto le necessità di quella che ora è la sede degli allenamenti di oltre 50 ragazzi, partendo dai più piccoli fino a ragazzi oltre i 18/19 anni.

“Partendo dalla pista – viene spiegato -, che già è in asfalto e quindi non è propriamente adatta per gli allenamenti di corsa, è lunga solo 70 metri: i ragazzi fino ai 13 anni corrono 60 metri, poi la misura si allunga e va a 80 e poi 100. Chi si allena su queste discipline, deve andare oltre la fine del rettilineo, prima nell'erba e poi facendo una salita, oppure tornare indietro. Per non parlare dei fondisti e dei mezzofondisti (distanze da 400 metri in su): loro per correre devono obbligatoriamente scendere per Barga, costeggiando spesso in gruppo anche strade trafficate. Per i ragazzi che fanno lungo, fortunatamente, la pista di rincorsa è stata ampliata, ma è poco adatta per il triplo (che è già una disciplina molto usurante per le ginocchia, e fatta sull'asfalto ancora di più).”

Andando oltre, viene sottolineato anche come sia difficile in particolar modo per le categorie dei lanci e per il salto in alto, non avendo in un caso abbastanza spazio materiale, nell’altro proprio una pedana dove utilizzare le scarpette. Basti pensare alle neocampionessa italiana di salto in alto Idea Pieroni, o a lanciatori che negli anni scorsi hanno avuto un gran rilievo nazionale, come Edoardo Bertolli, Tommaso Boggi e Viola Pieroni, nei due primi casi purtroppo a causa della mancanza di un campo di allenamento che poteva appunto “contenere" i loro lanci si sono dovuti spostare altrove.

Per non parlare delle condizioni della palestra: fatiscente, pareti con buchi di varie dimensioni e soffitti perlopiù ricoperti di muffe e in particolare ragnatele. Spogliatoi indecenti, ripostiglio senza scaffali né niente per riporre in modo corretto gli attrezzi, due soli macchinari per la pesistica, per cui spesso ci si inventa nuovi modi per potersi allenare in modo equilibrato.

“Perché forse – viene detto - non si tratta tanto di non avere strutture, tanto quanto di non avere nessuno che ci aiuti a mantenerle utilizzabili: ora hanno tagliato l'erba e pulito un po', ma fino a poco fa per recuperare gli attrezzi lanciati nel campo eravamo costretti a entrare tra le sterpaglie. Ci sono costantemente rifiuti, e le macchine parcheggiano nel campo dove corriamo e lanciamo, quindi spesso ci ritroviamo tutti ad allenarci in un piccolo spazio.”

Tutto questo dovrebbe far riflettere molto: tra problemi strutturali e molte difficoltà, sono molti i giovani che trovano una valvola di sfogo e di relax attraverso lo sport, e per questo bisognerebbe avere maggior attenzione anche nel lasciare a questi ragazzi una possibilità di potersi allenare in modo idoneo e sicuro, avendo a disposizione attrezzi, perché spesso è istruttivo anche solo il sapersi adattare con ciò che si ha, ma a volte va a sfociare nella miseria. Visto che si parla oggigiorno troppo spesso di salute e “healty lifestyle", gli atleti dovrebbero essere i primi, seguiti poi anche dai genitori, per lottare e richiedere giustamente uno spazio dove ci si possa divertire e ritrovare, per stare sani ed in allenamento.


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