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Barga

Pirogassificatore, confronto all'Isi Barga: spicca assenza di Kme

giovedì, 17 ottobre 2019, 10:53

di viola pieroni

Interessante e partecipata la prima serata del processo partecipativo “Tutti nella Stessa Barga” tenutosi ieri sera, strutturato nella tipologia del “World Cafe", organizzata dall'associazione “La libellula” con il contributo della regione Toscana, presso l'Isi Barga.

Per la serata, che come le prossime (mercoledì 23 e 30) era aperta al pubblico, erano stati estratti a sorte dalle liste anagrafiche del comune 70 partecipanti, oltre a 10 nominati dalla Libellula, estratti tra le quasi 9000 firme raccolte e portate in regione, e 10 che KME avrebbe dovuto individuare, ma i cui nominativi non sono mai pervenuti. Sotto il controllo dei garanti Maria Elena Bertoli (in rappresentanza del Comitato Insieme per la Libellula), don Giovanni Cartoni, Silvia Giannini (avvocato) ed Elisa Nardi (nominata dal comune di Barga).

Nel corso della serata sono stati discussi gli aspetti più critici del progetto proposto da KME e di cui ultimamente si parla tanto: il (piro)gassificatore. Ad accompagnare i presenti attraverso gli interventi dei quattro “informatori" (studiosi e scienziati di vari campi, rigorosamente non di parte e con idee riguardo al progetto diverse e in certi casi contrastanti, proprio per avere un visione generale il più possibile ampia e consapevole) è stato il facilitatore Matteo Garzella, che ha introdotto la serata al seguito dell'augurio di buon lavoro di Luca Campani, presidente della Libellula. Dopo l'intervento di ogni esponente della comunità scientifica, veniva posta una domanda per cui i partecipanti ad ogni tavolo avrebbero dovuto trovare una risposta concisa e sintetica, avendo a disposizione 20 minuti di tempo per trovarsi tutti d’accordo sul dare un’affermazione unanime.

Il nome della serata era “salute dei cittadini qualità dell’aria, ed a rompere il ghiaccio è stato Antonio Moroni, tramite una diretta via Skype, essendo residente negli Usa. Lui, impegnato nella ricerca e nello sviluppo di nuovi materiali negli Stati Uniti, ha presentato una illustrazione tecnica dell’impianto di gassificazione, approfondendo l’aspetto della “scelta sbagliata" della sua ubicazione (vicino ad un fiume, dentro una valle in cui il ricambio d'aria è minimo) e del processo tramite cui sarebbe prodotta energia a partire dai rifiuti.

La domanda posta è stata quindi: quali sono le opportunità e le minacce nella realizzazione dell'impianto di gassificazione?

A seguire, Mariangela Visotti, epidemiologia, ha spiegato come il nanoparticolato (più del PM 10, quello che attualmente viene monitorato per quanto riguarda l'inquinamento) non abbia ancora strumentazioni idonee per essere tenuto sott’occhio, raggiungendo dimensioni nell'ordine degli 0,2ų che sono estremamente pericolose per la salute in quanto riesca ad attraversare anche gli alveoli polmonari: questo sarebbe in buona parte emesso da un impianto simile, che brucia i rifiuti fino a produrne un gas, e se non venisse adeguatamente trattato, se i rifiuti del processo non venissero smaltiti, diventerebbe un problema non indifferente. La domanda: secondo voi può il progetto kme avere effetti sulla situazione attuale dal punto di vista sanitario e ambientale?

C’è stato anche un breve intervento dalla parte del sindaco Caterina Campani, che si è detta “speranzosa che la serata prosegua nel migliore dei modi, la nuova forma di questo processo dialogico è innovativa e spero porti a soluzioni concrete e soprattutto a una maggiore consapevolezza".

In controtendenza con le dichiarazioni dei precedenti, Marina Masoni (appena giunta da Roma) dell’Ispra (istituto superiore protezione ricerca ambientale) ha spiegato, parlando in modo sincero e diretto, come siano ben altri i “mostri" produttori di sostanze inquinanti (una bistecca da mezzo chilo produce un nanogrammo di diossina): ha poi affemato “Non siamo qui per raccontare le cose, ma il nostro è un obbligo verso la popolazione, ovvero dobbiamo fare informazione in modo attento e attendibile”.

Subito dopo di lei, il chimico ambientale Federico Valerio ha parlato di vari tipi di emissioni, da quelle reali a quelle evitabili, e in particolar modo la necessità principale, ovvero quella di un piano di risanamento per la valle, dove purtroppo i casi di tumore sono più frequenti che nel resto della regione.

La domanda è stata “ Cosa dovrebbe accadere per permetterci di essere tranquilli rispetto a quello di cui stiamo discutendo?” e infine, con la disponibilità di tutti gli studiosi per eventuali richieste, “Ritenete che la costruzione di un impianto di gassificazione possa essere compatibile con la qualità dell'aria della nostra valle?”

Alla fine c’è stata un'analisi di tutta la serata attraverso un dialogo finale tra i vari partecipanti, in cui è intervenuto anche un operaio della fabbrica KME, che comunque ha ribadito “se c’è la garanzia, come per qualsiasi altra attività che sia in regola, secondo me è difficile dire no a un progetto. Servono dei controlli sicuramente, e come tutti sono molto rammaricato che non sia presente qualcuno della dirigenza. Quello che hanno detto gli studiosi sono dati, e come tali li voglio trattare, anche se avrei preferito ci fossero più informatori con idee diverse da quelle proposte.”


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tuscania

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