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Barga

Aria di ricerca all'Isi Barga: una serata di scienza con cittadini e ricercatori

sabato, 9 novembre 2019, 21:17

di viola pieroni

“Aria di ricerca in Valle del Serchio”: questo il nome della serata dedicata all’etica della ricerca scientifica nell'epoca della scienza “per e dei cittadini" che si è svolta stasera, alle 18, presso l'aula magna dell’Isi Barga.

La sindaco Caterina Campani ha parlato di come questo progetto sia essenziale per monitorare lo stato di salute del nostro comune ma non solo, visto che anche molti altri hanno accettato nella nostra valle: tramite un progetto europeo, queste indagini vedranno coinvolte direttamente le persone, a partire dai ricercatori fino ad arrivare alla partecipazione di tutti i cittadini, sostenuti dall'associazione “La Libellula" che con 300 mila euro di finanziamento ha l'obiettivo di sottoporre oltre 2 mila persone, tra comune di Barga e limitrofi, ad analisi del sangue e delle urine.

A seguire il professor Biggeri, docente presso il dipartimento di statistica dell’università di Firenze, ha parlato dell'etica dei ricercatori nel loro lavoro, assieme oggi anche ai cittadini: ultimamente però anche le questioni etiche si fanno più complesse, ed è per questo che c’èa necessità di reinventarle assieme a coloro che entrano a far parte della comunità di ricerca.

Fabrizio Rufo, dalla Sapienza (università di Roma) ha poi illustrato come il delicato rapporto tra scienza e etica abbia bisogno di un ampio excursus per mettere a fuoco una situazione così complessa.

“Come punto di inizio, bisogna definire chiaramente il significato della parola etica e della parola ricerca" spiega il professor Ruffo illustrando una slide proveniente dal libro “Etica della salute” di Giovanni Berlinguer: la ricerca è lo studio al fine di acquisire nuove conoscenze, attraverso la scienza che è la metodologia sistematica basata sull’evidenza, mentre l'etica è un'istituzione sociale, soggettiva, un insieme di leggi scritte e non scritte che determinano il nostro modo di stare insieme. “Alcune delle domande comuni tra esse - cita Rufo - sono “Che cosa sto facendo, a quale scopo, perché lo faccio, che senso ha il mio fare, come lo sto facendo?”.

Per analizzare meglio questo è necessario andare indietro nel tempo partendo dagli albori del metodo scientifico con Galileo, Bacon e Newton, che tra il 1500 e il 1700 hanno determinato la ricerca attraverso il processo sperimentale come noi lo conosciamo oggi: per quanto riguarda l’etica invece Kant affermava che “ogni risposta data da principi sperimentali genera una nuova domanda che necessita a sua volta di una risposta”.

Ma quando è che questo meccanismo si inceppa? Ciò avviene principalmente in vari momenti del 1900, partendo dal nucleare a uso bellico (con Leo Szilard, uno degli inventori della bomba atomica che afferma, nel suo libro, non solo che quell’arma era una violazione degli standard morali per quello che aveva fatto, ma per quello che avrebbe potuto fare). Seguono a ruota le sperimentazioni su soggetti umani avvenuti in periodo nazista, i cui fautori furono processati nel processo di Norimberga, la questione ambientale e la rivoluzione biomedica che ha definitivamente cambiato i parametri con cui noi oggi definiamo la morte, la vita, la nascita e le cure. Altra questione cardine è il rapporto tra lo scienziato e la società che tra il 1600 e il 1800 si limitava a un ricercatore isolato e dilettante, fino al 1945 gli scienziati si sono ritrovati nelle accademie , le quali hanno promosso valide scoperte) quali la chimica industriale e la vaccinazione), mentre oggi siamo arrivati a una questione di responsabilizzazione dei ricercatori che si trovano a doversi confrontare con la popolazione. Questa domanda di responsabilità viene ulteriormente accentuata dalla velocità con cui i risultati sono ottenuti, e che creano sempre più divario sociale, come analizza Hobsbawm nel suo libro “Il secolo breve”. Anche l'articolo 32 della costituzione si esprime in questo senso, ovvero nella tutela della salute pubblica, ma bisogna anche saper percepire in modo corretto, nonché comunicare, il rischio. È per questo che oggi come non mai abbiamo bisogno di una democratizzazione della scienza.”

Dopo di lui Antonella Ficorilli, esperta di epidemiologia e prevenzione (impresa sociale, Milano) ha spiegato come Citizen Science sia una forma di produzione di conoscenza attraverso la partecipazione attiva dei cittadini per il perseguimento di obiettivi sociali condivisi: attraverso questa modalità di coinvolgimento dei cittadini è possibile raggiungere non solo obiettivi di interesse per la ricerca scientifica ma anche risoluzioni di questioni sociali fortemente sentite dalle comunità locali. “Le principali sfide etiche - conclude Antonella - sono i doveri del ricercatore di agire in base agli standard etici di buona scienza, che si estendono ora al cittadino: alcune questioni aperte restano quelle del dubbio di un'etica solo come ricerca tradizionale o anche come punto di vista etico del cittadino. Questo progetto si promuove come un mezzo in cui tutte le questioni etiche, in particolare quelle dei cittadini, sono presenti in tutte le fasi del percorso: dai dati sulla salute in relazione all'inquinamento, alla rete di monitoraggio ambientale fino alle conoscenze locali sulla storia dell'aria.”


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