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Borgo a Mozzano

Se ne va Carlo Brunini, un pezzo di storia del comune

lunedì, 23 settembre 2019, 08:46

di loreno bertolacci

Carlo Brunini, il primo comandante dei vigili urbani di Borgo a Mozzano ci ha lasciato. In silenzio, come in silenzio ha trascorso gli ultimi anni della sua grave malattia che l’ha costretto a fermarsi per oltre sei anni, impedendogli di svolgere le sue molteplici attività da pensionato come quelle nella parrocchia del paese. Uno stop fisico a tutta quella iperattività e quegli impegni sociali che ha avuto nella sua vita.

Una vita - come ci ha raccontato il figlio Alessandro - intensa, di un uomo che si è fatto tutto da sé, è proprio il caso di dirlo. Da giovane contadino, figlio di coloni che vivevano in Borgo a Mozzano che, per aiutare la famiglia non potendo studiare per motivi economici, girovagava per il comune vendendo pulcini del pollaio di famiglia o prestando la propria opera con la macchina comprata dal padre per strizzare l’uva durante la vendemmia. Poi la svolta, grazie all’aiuto di un familiare.

Riprese gli studi preso l’istituto Carlo del Prete di Lucca conseguendo il diploma di terza media con specializzazione in meccanica, una delle sue passioni. Con il diploma emigrò in Svizzera con la moglie Marta rimanendo per alcuni anni. L’amore per la sua terra però lo fece ritornare, forse ignaro di quello che di lì a poco sarebbe accaduto. La vincita di un concorso comunale che gli permise di entrare nel corpo delle “guardie comunali”, come si chiamavano allora, e di lì a poco divenne il primo comandante dei vigili urbani di Borgo a Mozzano.

Questo nuovo percorso iniziava nel 1966, un percorso che non l’ha distolto da tutti gli interessi e le passioni che aveva. Carlo ha continuato a lavorare sodo, progettando e costruendo personalmente la bella casa in Borgo a Mozzano, riuscendo a fare ogni tipo di lavoro con passione e competenza. La stessa competenza che aveva svolgendo il mestiere di pubblico ufficiale.

Un modo di fare, quello di Carlo Brunini, che risulta lontano anni luce da certi comportamenti attuali. La sua figura, a volte dura, era conosciuta in tutto il comune non come quella del vigile urbano che faceva multe, ma come quella di un pubblico ufficiale che riusciva a far rispettare le leggi e le regole a volte tirando le orecchie ma quasi sempre cercando di evitare punizioni economiche che potessero creare disagi alle persone, perché le persone sono state sempre al centro della sua vita. Insomma un “autovelox umano” e non sanzionatorio come quelli odierni, dove si cerca di punire economicamente invece che educare.

Una figura, quella di Carlo, che ha rivestito un ruolo importante nelle amministrazioni che si sono succedute a Borgo a Mozzano. Il figlio, geometra e dirigente dell’ufficio tecnico comunale, lo ricorda come una persona mite ma operosa, sempre indaffarata con tante passioni, un esempio di positività che oggi si è un po’ persa. Anche Andrea Brunini, un musicista sempre più affermato sulle scene nazionali e non, ricorda il nonno come un amico, un maestro di “vita sociale”, e lui stesso ne è esempio di una persona positiva, che fa un lavoro che lo appassiona come quello del musicista. Passioni forse ereditate proprio dal suo nonno che grazie al forte impegno nella parrocchia insieme ad altri era riuscito a far restaurare l’antico organo della chiesa con il desiderio di sentire di nuovo il suono di questo strumento, suono che l’ha accompagnato nell’ultimo saluto. Chi scrive ricorda Carlo come un amico, che a volte ti rimproverava o ti richiamava all’ordine, ma sempre in una forma educativa e mai, appunto, sanzionatoria.

Ricordo la grande passione Carlo per gli olivii, olivi che a volte morivano con suo disappunto, ma che riusciva a far rivivere con le sue sapienti mani di artista. Prima osservandoli nelle forme, poi realizzando quelle belle sculture che fanno da complemento di arredo nella sua casa. Una per tutte quella del suo ponte, il Ponte del Diavolo, una piccola opera che ho sempre trovato nell’ufficio comunale di Alessandro che mi ricorda suo padre e l’attaccamento che aveva al vecchio ponte di Borgo a Mozzano e alla sua terra.

Insomma un genitore, un pubblico ufficiale, un artista ed un contadino, un uomo a tutto tondo che lascia un vuoto tra tutti noi che lo abbiamo conosciuto. Se ne va con Carlo Brunini un pezzo di storia di Borgo a Mozzano, se ne va una figura genuina e d’altri tempi che lascia un segno in tutti noi e soprattutto in chi, come me, ha avuto la fortuna di averlo conosciuto personalmente da tanti lustri.


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