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Castelnuovo

Vittorio Sgarbi, il Novecento e l'arte di provocare

martedì, 20 agosto 2019, 08:30

di tommaso boggi

Non ci sono vie di mezzo: Vittorio Sgarbi o lo si ama o lo si odia. Ma entrambe le categorie di persone sono sempre attratte da quest'uomo, in grado tanto di scatenare bufere mediatiche con le sue dichiarazioni politiche, spesso pungenti, quanto di condurre chi lo ascolta attraverso l'arte, la sua storia ed i suoi più intimi significati.

Questo è Vittorio Sgarbi, nel bene o nel male, quindi non vi è da stupirsi che il famigerato critico d'arte abbia iniziato la presentazione della sua ultima fatica a Castelnuovo, il secondo tomo di "Il Novecento" facente parte di un complesso disegno editoriale, con un assalto diretto tanto verso il sistema dell'istruzione pubblica italiana quanto verso una parte del mondo culturale del nostro paese durante l'ultima serata della serie di incontri "La Bella Estate".

In relazione al fatto che Leopardi, assieme a molti altri grandi della letteratura italiana, non fosse conosciuto nel mondo anglosassone, Sgarbi ha infatti deciso di raccontare un aneddoto, non privo di una affilata critica politico-culturale, riguardante lo Zibaldone del poeta di Recanati, che fino agli anni novanta del secolo scorso non era mai stato tradotto in inglese.

"Qualche anno fa vi era nel mondo della cultura un profondo odio ideologico verso Silvio Berlusconi – ha detto il critico –, dei tempi che forse Renzi oggi rimpiange, questo creò quindi una sorta di supposizione di superiorità politica e culturale in certi ambienti. Quando uno scrittore italiano si rese conto che in Inghilterra non era mai stato tradotto lo "Zibaldone" di Leopardi – ha continuato Sgarbi - si iniziò a cercare un modo per porre rimedio, ma ci si scontrò con la mancanza di fondi per portare avanti quest'opera. I fondi allora li mise Silvio Berlusconi ma, per volontà del comitato scientifico che vi lavorò, il suo nome non venne citato. Questo non è altro che la prova della viltà di quegli intellettuali, che almeno all'epoca ebbero la dignità di perseguire la loro linea ideologica, ma che adesso farebbero di tutto per entrare nelle grazie di Salvini" ha poi concluso il critico di Ferrara.

Poeti come Leopardi erano, ma in molti casi sono tutt'ora, sconosciuti al mondo anglosassone, a differenza ad esempio di Dante, i cui versi, ha detto Sgarbi, sono conosciuti oltremanica grazie anche a Ezra Pound. Lo stesso Pound che nei giorni scorsi era già balzato all'attenzione del critico d'arte, che ha infatti difeso a spada tratta il mantenimento della scritta "CasaPound" sull'edificio occupato dall'omonimo movimento in Via Napoleone III a Roma, che il sindaco Cinque Stelle Virginia Raggi ha fatto rimuovere. Sgarbi anche in quest'occasione ha voluto toccare l'argomento: "E' incomprensibile che per punire CasaPound, che può piacere o non piacere, la Raggi tolga il nome di Pound. Ad oggi il nome di Dante è conosciuto in Inghilterra grazie a lui".

Il critico ha poi parlato di come queste barriere linguistiche presenti nella letteratura non lo siano invece nei due linguaggi universali dell'uomo: la musica e l'arte. Due materie che, secondo Sgarbi, non verrebbero insegnate in maniera sufficiente nelle scuole della penisola.

Proprio per questo Vittorio Sgarbi ha iniziato anni fa a pubblicare per "La Nave di Teseo", casa editrice indipendente fondata da sua sorella, che ha visto tra i suoi azionisti di maggioranza anche Umberto Eco, la collana di sei volumi "Tesori d'Italia", creata appositamente per chi mai ha letto di arte e per fare approfondire a chi lo desidera quei rudimenti imparati durante le scuole dell'obbligo. "Il Novecento" presentato a Castelnuovo è l'ultimo libro della collana, nonché il secondo tomo dedicato al secolo scorso ed ai suoi artisti.

Sul perché proprio il ventesimo secolo avesse bisogno di due tomi il critico è stato chiaro, precisando come quello fosse il secolo che ha cambiato l'arte, rendendola provocatoria, in cerca di censura per ottenere notorietà: "Un'arte che cerca il caso".

Vittorio Sgarbi in quest'opera, invece, ha voluto affrontare tanto questi artisti, che normalmente sono quelli che si trovano nei libri d'arte, tanto quelli "sconosciuti", rimasti nascosti ai più nonostante il loro talento, "perché avevano scelto una strada diversa".


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