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Scritto da andrea cosimini
Castelnuovo
08 Agosto 2022

Visite: 856

L'aria si fa pesante, manca il fiato. La testa comincia lentamente a girare per via della clausura del luogo. Uno spazio spoglio, stretto, angusto. Claustrofobico, appunto. Scolpiti sulle pareti ci sono ancora i segni di chi, nutrito a pane ed acqua, volle immortalare, a suo tempo, il grido sordo del suo forzato isolamento.

Solo uno spioncino rivela la possibilità di un mondo oltre quelle inferriate. Troppo poco per illuminare l'anima di chi, qua dentro, ha dovuto subire le pene dell'inferno. E questa è solo una - nemmeno la peggiore - delle rinomate (e non certo per grazia) prigioni della rocca estense. Figurarsi le altre...

Decidiamo di uscire. Aria. Quella che abbiamo appena visitato era una delle malfamate celle dove, una volta, venivano rinchiusi criminali politici o comuni ladri di polli. Oggi, grazie ad un poderoso lavoro di restauro, questi luoghi, così cupi e sinistri, sono tornati alla luce del sole e possono essere visitati da turisti e curiosi appassionati del mondo antico. 

Castelnuovo, anno 2022. Esattamente 500 anni fa, in questa maestosa rocca estense, sistemava le sue cose messer Lodovico Ariosto, il rinomato autore dell'Orlando Furioso, mandato dal duca Alfonso I d'Este - per necessità economica, ma anche per abilità amministrativa - a governare la remota terra della Garfagnana popolata di lupi e di briganti. Per tre - lunghissimi (per lui) - anni, il governatore emiliano dimorò qui, tra queste monumentali pareti in pietra, per cercare di ristabilire un barlume di giustizia laddove la legge stentava.

Oggi la rocca appare più un cantiere che altro. Martoriata dai bombardamenti della guerra, questo edificio centrale e simbolico per la storia del paese ha ripreso vita solo di recente, con i lavori di recupero, consolidamento e valorizzazione del castello. L'amministrazione però, vista l'importante ricorrenza storica, ha voluto aprire le porte al pubblico per ammirare i lavori realizzati fino ad ora all'interno dei locali. 

Nasce da qui la nostra visita. Dalla possibilità di accedere, gratuitamente, in quella che fu la dimora di uno dei più grandi poeti della nostra letteratura nonché, ovviamente, il più celebre commissario generale estense che il capoluogo garfagnino abbia avuto. Lodovico Ariosto è omaggiato con una targa in marmo, di ottocentesca data, posta all'interno dell'ingresso (oggi uscita) del palazzo medievale. Qui si legge: "A Lodovico Ariosto... saggio e provvido moderatore... poeta altissimo incomparabile". Tra vari reperti storici, adagiati a terra e affissi ai muri, si devia sulla sinistra dove, in un'ampia stanza, si ammira una mostra (dedicata all'Ariosto, va da sé) dell'artista Sandra Rigali. In realtà, questa sarebbe la sala d'ingresso, visto che l'entrata è stata posta a ridosso della caratteristica apertura all'esterno della piazzetta. 

Poi, due porte ci conducono, l'una verso una volta ristretta, chiusa, ma accuratamente rifatta, l'altra verso il carcere, appunto, caratteristico per il suo stile asfissiante. Una scalinata quindi ci conduce al primo piano, dove, al momento, è allestita un'altra pregevole mostra (sempre dedicata all'universo ariostesco), stavolta del maestro Antonio Possenti. 

Da questa sala, al cui centro sono stati installati dei pannelli, è possibile imboccare, sulla destra, un piccolo cunicolo cieco, mentre, sulla sinistra attraversare una magnifica chiglia di una nave, illuminata di blu, meta ambita dai turisti a caccia di selfie. Sull'altro lato una saletta giochi per i bambini e, ancora, una vertiginosa vetrata sulla stupenda terrazza che dà a ridossò di piazza Umberto I. Interessanti anche le due sale, una per i bimbi, l'altra congressi, per gli adulti, entrambe funzionali per feste, incontri o conferenze didattiche, ludiche e culturali. 

Un bel lavoro. Davvero. Nel depliant si legge che questo nuovo museo, scaturito dalla straordinaria creatività del compianto architetto fiorentino Marco Dezzi Bardeschi, aprirà definitivamente all'interno della rocca nel 2023. Si chiamerà "Il castello incantato". Un nome evocativo, ma comprensibile vista la magia che si respira provvisoriamente in queste sale...

Foto di Tommaso Teora

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