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venerdì, 15 novembre 2019 - Recte agere nihil timere

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Ce n'è anche per Cecco a cena

Né vincitori né vinti

domenica, 20 novembre 2016, 08:06

di aldo grandi

Ci sono guerre perse prima ancora di averle combattute e guerre vinte dopo anni di strenue e logoranti battaglie e tutto ciò non dipende sempre e solo dall'avversario che si ha di fronte se, cioè, trattasi di un Golia o di un Davide di biblica memoria. Spesso, il risultato di un conflitto, di qualunque conflitto a maggior ragione se affrontato con armi non convenzionali come, appunto, sono le parole scritte, dipende dalle motivazioni con cui si aprono prima, si affrontano poi, le ostilità. In questo caso, nella querelle sicuramente dura e senza esclusione di colpi intrapresa da La Gazzetta del Serchio e dal suo direttore da un lato, dalla famiglia Marcucci dall'altro, quelle che sono venute a mancare, per poter proseguire all'infinito le ostilità, sono, appunto, le ragioni. Non esiste, infatti, non è mai esistita, da parte del sottoscritto, una volontà diffamatoria né, tantomeno, l'animus pugnandi di chi vuole inchiodare il presunto avversario al palo delle proprie colpe o responsabilità. In più, nessun motivo per cui, l'autore di queste righe, avrebbe dovuto mettere alla berlina una famiglia che, economicamente parlando, è stata, per la Garfagnana e la Media Valle, un motore di sviluppo costante e cosciente.

Tuttavia, la reazione dei Marcucci e del loro legale avvocato Carlo Cacciapuoti alla pubblicazione degli articoli, è stata, quella sì, giudicata, inizialmente, da parte del sottoscritto e di coloro che lavorano, con passione e fatica, alla tribù delle Gazzette, come una concreta minaccia e come una potenziale intimidazione. Ed è qui che, probabilmente, sta il casus belli ossia il diritto che la famiglia Marcucci aveva, ai sensi dell'articolo 2 della Carta Costituzionale, di avviare una causa civile nei nostri confronti non in quanto animata da una volontà censoria o di intimidazione, ma di pura e semplice difesa della propria immagine e della propria onorabilità.

Abbiamo esaminato con attenzione la citazione redatta dall'avvocato Cacciapuoti al quale riconosciamo non soltanto una indubbia professionalità, ma anche la disponibilità e la volontà di non andare à la guerre comme à la guerre, ma di individuare le reali cause di una potenziale deflagrazione che, se presenti e giuste, l'avrebbero anche giustificata, ma che, se assenti, avrebbero solamente rappresentato una inutile perdita di tempo. Ebbene, di sicuro ciò che è accaduto è stato il frutto di un grande malinteso in virtù del quale il sottoscritto ha intravisto una volontà minacciosa e aggressiva nella controparte mentre quest'ultima, nelle Gazzette, ha percepito una volontà persecutoria a prescindere. La famiglia Marcucci, tramite il proprio legale, ha ribadito più volte in questi ultimi giorni di non avere mai avuto alcuna intenzione di spingere i giornali alla chiusura con la richiesta di un maxi-risarcimento, ma di aver voluto soltanto porre in atto una strategia di difesa non contro la libertà di espressione, bensì a tutela della propria immagine, della propria dignità professionale, dei propri affetti e di quello che è il proprio rapporto, di viscerale passione e attenzione, verso il territorio.

E il sottoscritto non ha alcun problema ad ammettere di aver, sicuramente, alzato i toni, anche con termini ironici e, a volte, volutamente provocatori, ma senza mai l'intenzione di intaccare l'onorabilità della famiglia Marcucci o minarne la reputazione imprenditoriale o, peggio ancora, offendere i suoi componenti. Inoltre, non solo non ha mai avuto problemi nel considerare solo e soltanto un diritto - financo un dovere in un gioco dove le regole sono chiare a tutti i contendenti - l'intervento legale con cui le Gazzette e il loro direttore sono stati citati in sede civile, ma, proprio perché consapevole che ad ogni azione, come recita il principio newtoniano in fisica, corrisponde un'altra azione uguale e contraria, tale intervento si aspettava e non ne è rimasto minimamente sorpreso o intimorito. 

Recte Agere Nihil Timere recita il motto delle Gazzette, ma anche quando si è convinti di agire rettamente, è da persone intelligenti non piangere o lamentarsi se, sul fronte opposto, chi si è sentito attaccato, alla fine reagisce. E' nell'ordine delle cose. E una lettura approfondita della citazione inviataci dall'avvocato Cacciapuoti ha diradato la nebbia che era calata su questa vicenda permettendo a entrambi i contendenti di vedere chiaramente quali fossero e quali siano, in fondo, i termini della questione.

Infine, una cosa, chi scrive, cancellerebbe tra tutte quelle che ha scritto a proposito della famiglia Marcucci e per la quale o per le quali non ha alcun problema a chiedere scusa: quella riferita a Guelfo Marcucci che non sapeva essere in fin di vita. E' stata una caduta di stile. Di questo ha già parlato a Maria Lina Marcucci e per questo ha già chiesto venia. 

Per il resto, così come la famiglia Marcucci e il suo legale hanno riconosciuto il primato, il valore, l'importanza e la funzione della Gazzetta del Serchio nel territorio di sua competenza, altrettanto la redazione al completo, in primis il sottoscritto e Andrea Cosimini, riconosce il ruolo propulsore avuto dai Marcucci nella vita della Valle e il loro diritto a far valere le proprie ragioni ricorrendo a tutti quei mezzi previsti e permessi non solo dalla Costituzione, ma dalle leggi in materia.

Il futuro, recita il titolo di un libro di Carlo Levi, ha un cuore antico. Nessuno, per nessun motivo, può pensare di poterlo distruggere.

 


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Avvocato Francesconi


Geminiani


fondazione carilucca


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