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Il complotto internazionale pro-Salvini

giovedì, 13 settembre 2018, 08:42

di barbara pavarotti

E’ in atto un complotto internazionale, sì, ma per far salire il gradimento di Salvini. Qualunque cosa dicano o facciano i vertici di Bruxelles e, recentemente, dell’Onu, appare fatta apposta per far schizzare le quotazioni di Salvini alle stelle. Gli ultimi sondaggi vedono la Lega volare: se si votasse oggi raccoglierebbe il 32 per cento di consensi rispetto al 17 per cento del 4 marzo.

L’ultimo massiccio aiuto al leader leghista è venuto dall’annuncio dell’Alto Commissario per i diritti umani, Michelle Bachelet, di inviare ispettori in Italia per metterci in riga sul fronte violenza e razzismo. E giù risate, indignazione fin troppo facile, marea di articoli su sprechi, corruzione, privilegi e nefandezze varie del “carrozzone” Onu, dove i costi del personale rappresentano i due terzi delle uscite e al quale l’Italia dà ogni anno – fra Nazioni Unite e agenzie collegate -714 milioni di euro.

In effetti mai che l’Onu si sia preoccupato di mafia, camorra, ‘ndrangheta, di cui siamo e siamo stati ottimi esportatori nel mondo, né si preoccupa granché dei diritti umani violati in paesi come la Turchia, tanto per fare un esempio, dove gli oppositori finiscono regolarmente in galera. Sì, qualche reprimenda, qualche dichiarazione d’intenti e nulla più. Il Consiglio per i diritti umani, che lavora a stretto contatto con l’Alto Commissariato della Bachelet,  ha nel suo mirino particolarmente Israele, condannato dal 2006 ben 68 volte. Seguono Siria, venti condanne, Corea del Nord, nove, e Iran, sei.

L’Onu ha la sede principale a New York, e poi a Ginevra, Vienna, Nairobi e tanti altri uffici minori sparsi sul pianeta. Ne fanno parte 193 stati, in pratica tutto il mondo, visto che le nazioni sulla terra sono 196. Gli esclusi sono paesi che non hanno ancora avuto il riconoscimento internazionale: il Nagorno-Karabach, nel Caucaso meridionale, 143.000 abitanti e un’estensione pari a metà della Sardegna; il Somaliland, autoproclamatosi indipendente dalla Somalia nel 1991 e la Transnistria, al confine con la Moldavia, indipendente dal 1991 e più piccola della Liguria. Poi c’è Taiwan, estromesso nel 1971 per volere della Cina e Vaticano e Palestina con lo status speciale di osservatori.

Insomma, visto che il suo raggio d’azione è mondiale, ci si domanda perché mai non fiocchino sanzioni dell’Onu e dei suoi organismi pro diritti umani verso paesi dove vige la pena di morte. Perché non siano espulse quelle nazioni che praticano la sharia, dove le donne sono segregate e gli omosessuali torturati, dove non esiste alcun diritto di stampa, espressione, libertà religiosa, dove le  persone vengono decapitate o lapidate. No, e basta un solo esempio per spiegarlo. Nel 2016 l’Arabia Saudita fu condannata per i bombardamenti in Yemen, dove morirono centinaia di bambini. Ma le pressioni dei sauditi e tutti i paesi dell’Organizzazione della cooperazione islamica convinsero l’allora segretario delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon a recedere. Capita l’antifona?

Quindi appare decisamente più facile occuparsi dell’Italia e del suo razzismo verso “migranti, persone di discendenza africana e rom”. Poi i caschi blu dell’immigrazione faranno una puntata anche in Austria. Ma che faranno in concreto? Saranno agenti sotto copertura infiltrati in strade e piazze? Macché. Sarà un team di burocrati che incontrerà i responsabili delle Ong e chiunque abbia denunce da fare, si vedrà coi soliti politici e poi stilerà un bel rapporto che dipingerà l’Italia nel modo più nefasto possibile.

E tutto questo viene ordinato dalla Bachelet, che è stata presidente del Cile fino a marzo, socialista, grande estimatrice di Fidel Castro, del venezuelano Maduro e del brasiliano Lula. Ad agosto, è stata assegnata a uno degli incarichi più importanti e meglio pagati del Palazzo di vetro, con un budget annuale di 100 milioni di dollari e uno staff di 1300 persone. Quella verso l’Italia dunque è una delle sue prime mosse. Non male come inaugurazione. Facile per Salvini ribattere che dovrà valutare insieme agli alleati se sia giusto continuare a pagare “per finanziare sprechi, mangerie, ruberie di un organismo che vorrebbe venire a dare lezioni all’Italia” e che non ha il coraggio di indagare sui propri stati membri “che ignorano diritti elementari come la libertà e la parità fra uomo e donna”. Se l’Italia, che è fra i primi 10 finanziatori dell’Onu, smettesse di pagare sarebbe un disastro. Già ci ha pensato Trump, pochi mesi fa,  a gettare nella disperazione la comunità internazionale. Se n’è andato dal Consiglio per i diritti umani accusandolo di essere “un pozzo di pregiudizi politici, un’organizzazione ipocrita ed egoista” e ha tagliato un po’ di fondi.

In tutto questo Salvini gongola perché qualsiasi attacco diventa un boomerang per chi lo lancia. Juncker, il presidente della Commissione Ue, non sa più che pesci prendere. Si dichiara allibito dalle parole e dal comportamento del ministro dell’Interno e dice: “Salvini ha detto che ogni volta che apro bocca lui guadagna voti. Ecco, io non voglio essere utile a lui, ma all’Italia”. Il problema è che quasi nessuno, in Italia, a Juncker crede più.


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