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(S)Carola, altrimenti detta indivia

martedì, 2 luglio 2019, 12:54

di aldo grandi

Ci scuseranno i lettori se per alcuni giorni ci siamo disinteressati-disintossicati dal piacere di scrivere la solita, ormai, consueta rubrica che tanti guai, ma anche tante soddisfazioni ci ha portato in questi nove anni di attività. Eravamo coinvolti in una trasferta nella capitale dove ci siamo resi conto che quello che sta accadendo a Roma e nelle altre grandi metropoli del paese, prima o poi si estenderà anche nelle piccole, Lucca compresa. Degrado, miseria, squallore, inciviltà, egoismo, inesistenti senso di appartenenza e di identità. A Roma, ormai, c'è di tutto e anche di più e a ben poco serve, ormai, la proverbiale pazienza millenaria dei romani che romani non sono più da un pezzo. Nel frattempo è balzata agli onori della cronaca e alle luci della ribalta tale Carola, il cui nome, a dir la verità, ci fa venire in mente, di primo acchito, l'insalata anche denominata indivia, buona da gustare in autunno e inverno, ma pur sempre una foglia di insalata. Ebbene, vediamola questa nouvelle Jeanne d'Arc, questa eroina per i soliti Boldrini e Saviano nonché per tutta quella sinistra antagonista che altro non è se non la sinistra dei centri sociali e del tutto è permesso e niente è vietato. “La mia vita è stata facile - ha detto la Carola - ho potuto frequentare 3 università, a 23 anni mi sono laureata. Sono bianca, tedesca, nata in un Paese ricco e con il passaporto giusto. Quando me ne sono resa conto, ho sentito l’obbligo morale di aiutare chi non aveva le mie stesse opportunità”. Noi, invece, anche se bianchi, almeno fino al prossimo apartheid alla rovescia, siamo nati italiani, in un paese che di ricco aveva ben poco, in una famiglia che a malapena arrivava alla fine del mese e se abbiamo potuto frequentare l'università lo dobbiamo alla nostra sola volontà mista ai soldini racimolati un po' qui e un po' là.

Abbiamo, inoltre, frequentato una sola università, a Roma a La Sapienza e di frequentarne, addirittura, tre non ci è mai passato per la testa visto che c'era urgente bisogno di lavorare e portare a casa qualcosa. La Carola, a quanto pare, non aveva gran che da fare se non farsi domande sui massimi sistemi, saltare da un campus all'altro tanto per far passare il tempo fino a quando, udite udite, folgorata sulla via di Damasco, si è innamorata del popolo africano vittima inconsapevole delle avidità dell'uomo bianco.

Ora, di puttanate siamo costretti da decenni a leggerle per la nostra professione, cazzate sulla cattiveria dei bianchi e sulla bontà e cultura dei negri ce le siamo sorbite dai tempi della beata (in)coscienza quando c'era tutta la sinistra extraparlamentare e non soltanto, che provava a farci digerire, noi pivelli del cosiddetto riflusso, il mito della rivoluzione delle classi subalterne, altro specchietto per allodole imbecilli e minorati. 

Questa della Carola, però, ci mancava. Scopriamo anche che ha lavorato per Greenpeace e questo ci fa subito decidere che non rinnoveremo l'abbonamento acceso con l'associazione ecologista. Bene, anche questa figlia della grande borghesia tedesca ha avvertito il disagio, si fa per dire, di seguire le orme familiari per dedicarsi, lei che può, ai meno abbienti e il modo migliore per farlo non è quello di aiutarli a casa propria - troppo difficile e troppo pericoloso - bensì di andarli a pescare in mare e trasferirli, seduta stante, nell'Europa che non comprende quanto siano importanti.

Ora, a parte i deliri di papa Bergoglio, il primo Imam a diventare papa, basterebbe andare indietro nel tempo e scoprire che nella Francia della Gauche proletarienne, di Mitterand protettore dei terroristi rossi e del fuoriuscitismo italiano senza limiti, i sans papiers ossia i rifugiati di oggi, erano i soggetti destinati a prendere il posto dell'operaio massa per scardinare o far esplodere le contraddizioni del sistema capitalista. I nostri brigatisti rossi sono diventati i primi sostenitori di questo nuovo grimaldello.

I figli dei ricchi, della media e grande borghesia, nascono nell'agiatezza e, probabilmente, non sanno quali sacrifici si devono compiere per andare avanti. Noi che abbiamo provato sulla nostra pelle le difficoltà economiche, i tentativi di darsi una normalità quotidiana, le vicissitudini familiari di un'Italia che, negli anni Settanta, viaggiava in piena crisi economica, non ci siamo mai sentiti in colpa per essere nati bianchi, poveri e senza prospettive. E poi per quale motivo avremmo dovuto? Forse perché Mussolini aveva sparso un po' di iprite qua e là per le dune di sabbia del deserto africano? Abbiamo abbondantemente pagato e con gli interessi queste ridicole, adesso, ma non all'epoca, aspirazioni coloniali. 

La Carola ha dimostrato ancora una volta che per la sinistra, così come, da quando è salito al soglio pontificio, per la Chiesa di papa Francesco, il caos, la miseria economica e il disordine sono la condizione indispensabile per anelare a fare proseliti e dare un senso alla propria vita. Mettiamoci anche il presidente Mattarella, per il quale la libertà viene prima dell'ordine e non riesce a comprendere che una libertà senza ordine non ha senso né valore alcuno. Una libertà nel disordine è anarchia e violenza generalizzata, ma chi ha il coraggio, tra i giornalisti leccaculo di regime, di farlo notare?

Quello che sta accadendo e che solo Salvini sta cercando di scongiurare, è una vera e propria invasione senza limiti. Quando si sente sempre il presidente Mattarella che non si capisce bene a cosa serva e che cosa dica, lanciarsi nell'azzardo che la migrazione è inevitabile e impossibile da fermare, bene, vuol dire che l'Occidente ha già rinunciato a difendere i propri confini.

Razzismo non è voler impedire l'accesso a chiunque pretenda di varcare i confini di uno Stato, bensì darsi da fare affinché questi confini vengano distrutti, cancellati o anche solo ignorati. E' assurdo, ma per un secolo in cui tra i migliori patrioti di ciascun paese lottarono per la libertà delle proprie nazioni e la nascita dei propri confini, oggi, all'opposto, c'è chi vorrebbe, fortunatamente una minoranza, ma in possesso di strumenti e mezzi sproporzionati al numero, abbattere non tanto i muri che non esistono, quanto le semplici linee di frontiera. Che cosa accadrà, provate a domandarvelo, nel momento in cui decine di milioni di esseri in cerca di qualcosa sbarcheranno a casa di chi già, per fatica e opportunità, qualcosa possiede. Sarà una guerra senza limiti tra chi ha e chi vuole avere, tra chi cercherà di mantenere e chi vorrà uccidere per appropriarsene.

Le (S)carole come quella tedesca della Sea Watch stanno scavando la fossa per le future generazioni. Oggi la sinistra appoggia tutti coloro che lottano contro lo stato, qualunque esso sia, e contro le regole della vita quotidiana. Così, come papa Francesco paga la corrente e riattacca il contatore giustificando chi non adempie ai propri doveri, altrettanto fa Carola con i suoi seguaci antagonisti. Tutti, in comune, hanno la volontà di ottenere per tutti quello che non è possibile avere. Ancora una volta il sogno di un Uomo Nuovo che non debba faticare per vivere, cui tutto sia permesso e nulla vietato, dove la regola è non avere regole. 

La Carola che vìola le leggi di uno stato è un esempio che fa scuola e non sarà un caso che poliziotti e carabinieri aggrediti e feriti da immigrati a spasso siano sempre più numerosi. Il messaggio che passa, infatti, è proprio questo: a loro tutto è permesso e concesso. Tanto, poi, non li punisce nessuno. Arriverà il giorno in cui saremo noi a dover provvedere, personalmente, alla nostra sicurezza e allora, improvvisamente, anche i gattini ciechi della sinistra radical chic apriranno gli occhi.


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Avvocato Francesconi


Geminiani


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