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Garfagnana

Alpinismo lento, mon amour

giovedì, 18 giugno 2020, 16:24

di viola pieroni

In questo periodo di ripresa delle attività, un po' tutti abbiamo (ri)scoperto il piacere di stare all'aria aperta, stando a contatto con la natura e con la bellezza dei nostri territori. “Mangia Trekking", associazione senza fini di lucro che si occupa di promozione turistica e di “alpinismo lento”, questo piacere lo promuove e lo persegue da tempo. Ormai in attività da circa vent'anni, il suo campo di azione si distribuisce tra Liguria, Toscana e Emilia-Romagna, riuscendo a farsi notare a livello nazionale da numerose aziende e organizzazioni grazie alla passione e all'entusiasmo che mette nel proprio lavoro.

Per conoscere meglio questa realtà, attiva anche in Garfagnana, La Gazzetta del Serchio ha voluto intervistare il presidente Giuliano Guerri che ha spiegato il significato che c’è dietro a questa idea ed ha elencato gli impegni che continuano a portare i volontari del gruppo.

Quando è nata l'idea di questa associazione?

L’associazione vera e propria è in attività da circa vent’anni, ma è nata molto prima come passatempo in un gruppo di amici fra cui il sottoscritto. Quando sono iniziati gli impegni reali, ad esempio la pulizia e la mappatura dei sentieri, abbiamo deciso di formalizzarla.

Cosa significa “alpinismo lento"?

L'alpinismo lento è uno sport che si dedica allo studio e all'apprezzamento del territorio: ad esempio, solitamente quando ci si imbatte in un percorso con un tempo di percorrenza, ci viene naturale cercare di fare “prima". Noi invece ci impegniamo per percorrerlo con calma, in modo da poter conoscere tutte le peculiarità dei luoghi che vengono visitati. Nel nostro gruppo sono presenti infatti sia esperti escursionisti che alpinisti, che hanno abbracciato felicemente questa idea di unire lo sport alla cultura.

Com’è nata l'idea di “alpinismo lento"?

Sicuramente ha avuto notevole importanza il fatto che molti paesi soprattutto nelle zone più montane stanno invecchiando e si stanno spopolando: è un segnale fortemente negativo, e per questo serve riportare l'attenzione sia mediatica che pubblica su delle realtà piccole come queste, che hanno bisogno di essere valorizzate. Serve mostrare a più persone possibili le bellezze di questi luoghi, anche attraverso fotografie e recensioni stampa, nelle quali siamo impegnati.

Quali sono i tipi di attività che la vostra associazione offre?

Noi organizziamo diversi tipi di attività, tutti gratuiti, che vanno dagli attraversamenti appenninici della durata di qualche giorno alle escursioni giornaliere alla riscoperta della cultura e della storia locale, anche tramite il cibo tipico. Organizziamo spesso anche campi tenda vicino ai paesi, oltre che sessioni di fotografia per testimoniare le bellezze dei luoghi visitati. Ad oggi, infatti, siamo testimonial di numerose aziende italiane del settore.

Ha citato la scoperta dei cibi tipici: è per questo il nome “Mangia Trekking"?

È una domanda che mi fanno spesso; in realtà “Mangia" si riferisce all'omonimo paese, caratterizzato da numerose particolarità storiche e culturali.

Ad esempio, quali sono?

Innanzitutto, questo è l'unico paese toscano ad essere geograficamente all'interno della Liguria. Questo perché alla fine del 1200, dopo la faida familiare a Firenze tra i Guelfi Bianchi (famiglia Cerchi) e Neri (famiglia Donati), i primi vennero sconfitti e furono esiliati: dopo aver attraversato la Valle del Magra e la lunigiana, si rifugiarono in un luogo molto nascosto, dove costruirono un villaggio in pietra che è appunto Mangia. È quindi ricco di storia e di cultura, oltre ad avere un bellissimo paesaggio.

Quali sono i modi con cui solitamente fare conoscere un determinato luogo?

Uno dei modi più comuni è quello di fermarsi a parlare con gli abitanti del posto, conoscendo le persone che vi abitano, ma anche ad esempio studiando la botanica e fermandosi ad ammirare le opere d'arte e i monumenti che si possono trovare nel percorso. Cerchiamo di valorizzare sempre i sentieri, soprattutto quelli con antiche vie percorribili, con uno studio preventivo ma anche successivo.

Quali sono i luoghi su cui la vostra associazione agisce?

Tutti i luoghi su cui lavoriamo sono collegati alle collaborazioni che abbiamo sul territorio, ad esempio quelle con il Parco delle Cinque Terre, il parco dell’Appennino tosco emiliano, delle Alpi Apuane, il parco regionale di porto Venere e con molti comuni, tra cui Stazzema.

In vent’anni di attività, com’è cambiato per voi il modo di lavorare?

Per quanto riguarda la nostra attività, in questi anni non ci sono stati cambiamenti sostanziali. Siamo rimasti fedeli alle tradizioni e ai valori con cui abbiamo iniziato, ma ci siamo arricchiti conoscendo persone e varie situazioni. Abbiamo anche creato un nuovo modo di segnare i sentieri, con un’attenzione particolare all'ambiente, evitando l'uso di plastiche e chiodi ma preferendo il legno pitturato, più sicuro.

Che importanza riveste uno sport come l'alpinismo lento in una fase di ripresa come questa, dopo due mesi di lockdown?

C’è da ammettere che le TV e i social, durante la quarantena, hanno contribuito a mettere a disagio e a scoraggiare le persone, soprattutto gli anziani: riprendere a uscire, a visitare luoghi naturali e a fare attività fisica per alcuni è stato davvero di grande aiuto. Oltre ad essere uno sport molto salutare, poiché praticato all’aria aperta, e adatto a tutti, è anche un ottimo modo per aiutare a far riprendere l’economia delle piccole realtà.

Come ha reagito la vostra associazione alla chiusura forzata degli scorsi mesi?

La nostra attività in realtà non ha mai “chiuso": ci siamo subito adoperati per continuare a dare sostegno ai nostri associati, prendendo contatti con organizzazioni da ogni parte d’Italia. Per citare alcuni progetti, quello con alcuni professori di scienze motorie per illustrare esercizi utili per tenersi in forma e quello con dei cuochi per suggerire ricette adeguate al fabbisogno giornaliero ridotto a cui si è stati costretti. Abbiamo creato un “alpinismo lento" da casa.

Quali pensa che siano le difficoltà maggiori a cui sta andando incontro questo settore?

Certamente un problema enorme da non sottovalutare è quello del cambiamento climatico: per le realtà montane è già un problema non indifferente, che ha portato al prosciugamento di numerosi corsi d'acqua. Basta poi anche solo pensare che troppe piante, con fioritura annuale, stanno godendo sempre prima, se non più volte all'anno. È un problema che non ci può e non ci deve lasciare indifferenti. Inoltre siamo tutti molto attenti al tema delle microplastiche nell'ambiente, ed è anche per questo che ci preoccupiamo di pulire i sentieri e segnarli in modo ecosostenibile.


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