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Garfagnana

Pasqua 'blindata', l'urlo dei ristoratori: "Siamo con l'acqua alla gola"

giovedì, 18 marzo 2021, 12:18

di simone pierotti

Il nuovo dpcm del Governo Draghi ricalca, in linea di massima, quelli precedenti e, ad intervalli di tempo pressochè costanti, ci troviamo di nuovo a raccogliere la preoccupazione, i timori, la rabbia, di un settore, uno dei tanti, dell’economia colpita da questo dramma.

La Toscana è zona arancione e lo rimarrà per almeno altre due settimane; per i ristoranti, alberghi, bar, agriturismi, insomma l’intero settore legato alla gastronomia, lo spettro di un intero anno da incubo è realtà e, ad oggi, non si vede una via di uscita. Cancellate le recenti festività che avrebbero portato un po' di ossigeno (Carnevale, San Valentino, Festa della Donna) è “matita rossa” anche per le feste pasquali.

Giordano Andreucci del ristorante “Il Pozzo” di Pieve Fosciana non ha molte parole: “Non ho avuto modo di leggere il nuovo DPCM, ma, sentendo la TV, sarà come lo scorso anno, tutti a casa! Noi continueremo a fare l’asporto ma, purtroppo, sta calando anche quello che facciamo nel week end”.

Analisi della situazione, come di consueto, molto dettagliata da parte di Stefano Pioli del bar Aurora dal Nando: “Con la zona arancione ho un pò di passaggio dalla mattina fino alle 18, con le scuole e gli operai. Sono riuscito a far lavorare due dipendenti, sbloccandoli dalla cassa integrazione e questo mi fa molto piacere. Il “decreto Pasqua” dimostra ancora una volta che qualcosa non sta funzionando e i sistemi utilizzati non reggono. E’ un anno che siamo in questa situazione e non hanno trovato alternative. Non possiamo attendere che la campagna vaccinale arrivi alla conclusione. I ristori sono fermi ed è indegno che ci sia questo silenzio e questa omertà. Come categoria siamo con l’acqua alla gola e molti colleghi stanno chiudendo da tutte le parti; un’altra botta arriverà quando sbloccheranno i licenziamenti. Il fatto che aumentino i casi positivi significa che il problema non è la mia categoria: in questo modo portano al crollo economico del ceto medio, distruggendo intere categorie di lavoratori, chiunque lavora con la ristorazione è in crisi e non cercano soluzioni alternative. Continuano a darci disposizioni assurde senza ascoltarci. C’è miopia e più passa il tempo e più la situazione si aggrava”.

Gianni Dini del ristorante “Il Baretto” è al momento chiuso per ragioni di quarantena ma gli affari non erano certamente rosei: “Sarà una Pasqua a casa, come lo scorso anno, ormai speriamo di riaprire a fine maggio e attendiamo con impazienza il nuovo Decreto Sostegni”.

Il recente rally del Ciocco ha rappresentato, per alcune attività, una boccata di ossigeno, ma si tratta di un’eccezione. Federico Turri dell’hotel ristorante “La Lanterna”: “Abbiamo lavorato la scorsa settimana con il rally, sono eventi fondamentali per le nostre attività, purtroppo non ci possono essere altri eventi. Ci attende una Pasqua “casalinga”: oggi, difficile essere ottimisti perché vige l’assoluta incertezza, lo stesso decreto Sostegni tarda ad uscire. Questo clima di incertezza è letale per i commercianti che non possono programmare, difficile per esempio organizzare il magazzino e la merce, le stesse cerimonie sono ferme. Il mio albergo ha sempre lavorato molto con le cerimonie, come matrimoni e comunioni: la gente non sa come muoversi e, per adesso, ho prenotazioni molto vaghe e flessibili, impossibile dare o avere certezze. La speranza, al momento, è di riuscire a vaccinare la maggior parte della popolazione entro settembre e ricominciare a lavorare con l’estate”.

Un aspetto positivo di questa fase, forse l’unico, è stato semmai il senso di solidarietà riscontrato nella popolazione, come ricorda Turri: “Tanti clienti storici, ma anche nuovi, ci vengono a chiedere l’asporto per darci una mano e questo ci ha fatto davvero piacere”.

Stessa situazione per i titolari dell’hotel Milano di Socciglia, a Borgo a Mozzano: “Vista l’incertezza del momento, avevamo ricevuto meno della metà delle prenotazioni che solitamente riceviamo per Pasqua, anche perché nelle persone c’è la paura del contagio, soprattutto per le nuove varianti; ci sono poi la stanchezza e la frustrazione perché è trascorso più di un anno nella stessa situazione. Inoltre nell’attesa del nuovo decreto del Governo, in tanti hanno atteso a prenotare: in ogni caso hanno tutti richiamato per disdire. La nostra fortuna è che la più grande fetta della clientela è di tipo commerciale e quindi ci ha garantito l’apertura dell’albergo e il giro di asporti e consegne che ci siamo creati”.


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