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L'Evento

Mirko Palazzi, dal Castelnuovo al tempio di Wembley con la maglia del San Marino

venerdì, 29 marzo 2013, 23:33

di simone pierotti

Qualsiasi bambino che gioca a calcio, immagina di essere un grande calciatore, di vestire i colori di un grande club, e sogna di calcare le più importanti platee calcistiche del mondo, San Siro, Camp Nou, Maracanà, Wembley… In pochi al mondo possono vantarsi di esservi riusciti e si tratta, quasi sempre, di calciatori di Serie A o comunque stelle internazionali. Noi conosciamo un giovane calciatore che ha realizzato questo sogno, ma non gioca né in Serie A né nella Premier League o Liga. Parliamo di Mirko Palazzi, 27 anni, calciatore nelle fila del Rimini in 2° Divisione ma che, nella stagione 2006/2007 militava nel Castelnuovo Garfagnana in Serie C2.

Dal Castelnuovo al glorioso prato verde di Wembley alle porta di Londra? Possibile? Certamente, perché Mirko è una colonna portante della nazionale di San Marino, con la quale sta disputando le qualificazioni ai campionati mondiali di Brasile 2014.

Salve Mirko: si ricorda di Castelnuovo e del Castelnuovo?

“Certo che sì! Provenivo dalla primavera del Rimini e grazie all’interessamento del mister Fabrizio Tazzioli, ebbi questa occasione nei calcio professionistico. Le cose partirono bene perché esordii in campionato alla prima giornata e feci un paio di presenze in Coppa Italia, segnando un gol decisivo contro la Pistoiese. Poco dopo, purtroppo, iniziarono i malanni fisici. Ricordo che rimasi ricoverato per due settimane all’ospedale di Castelnuovo, dove il dottor Battaglini mi operò alla caviglia. I problemi non erano finiti, per alcuni mesi feci il giro degli ospedali, rientrai l’anno successivo ma ormai la stagione era compromessa”.

Non si può dire che Castelnuovo sia stato un anno positivo per lei…

“Sfortunatamente è così, ma non per colpa dell’ambiente, che era fantastico, ideale per un giovane. Ricordo che all’inizio alloggiavo nella “casa comune” insieme a Sireno, Dazzi e Chiappa, mentre quando rientrai a gennaio dividevo un appartamento in via Garibaldi assieme al brasiliano Aragao. Anche lui era stato molto sfortunato perché si infortunava spesso, che coppia che eravamo!”.

Come è proseguita la sua carriera, dopo Castelnuovo?

“Sono stato due anni nel Verrucchio in Serie D. Poi ho giocato una stagione nel campionato nazionale di San Marino, nelle fila del Tre Penne, con il quale ho partecipato anche al primo turno di Europa League. Giocammo contro il Mostar, formazione bosniaca, perdendo 1-4 e 2-9. Nella partita di ritorno ho segnato una doppietta, entrando nella storia di questa nazione. Nel 2009 sono stato richiamato alla “casa madre”, nel Rimini, che intanto era stato rifondato dopo il fallimento. Abbiamo vinto i play-off di Serie D, promuovendo in II Divisione, dove siamo da due stagioni. Siamo una squadra giovane e ci stiamo battendo per evitare i play-out. E’ dura ma ce la stiamo mettendo tutta”.

Ci parli della sua esperienza con la nazionale di San Marino che la sta rendendo famoso.

 “Io sono nato a Rimini ma mia madre è di San Marino. Così nel 2006 ho potuto prendere la cittadinanza sanmarinese e disputare quattro partite, fino a che la legge divenne più ristretta e la nazionalità mi fu ritirata. Lo scorso maggio la legge è nuovamente cambiata e sono rientrato in nazionale, con la quale sto partecipando alle qualificazioni ai campionati mondiali”.

Nove presenze in nazionale contro avversari da far tremare i polsi.

 “Nel 2006 ho giocato contro la Germania, la Spagna (ricordo Ramos, Villa, Torres), la Bosnia e l’Albania. Quest’anno, il 12 ottobre, abbiamo giocato nello stadio di Wembley contro l’Inghilterra. E’ stata un’esperienza fantastica, davanti a 90.000 spettatori. Abbiamo perso 5-0, ma siamo usciti tra gli applausi. Abbiamo poi giocato contro il Montenegro (0-3), la Moldavia (0-2 in casa, dopo avere tenuto il pari per oltre un tempo), ancora l’Inghilterra in casa (0-8), infine contro la Polonia a Varsavia, perdendo 5-0 davanti a 50.000 spettatori nel bellissimo stadio dove Balotelli segnò due reti alla Germania nel 2012”.

Cosa rappresenta per lei e i suoi compagni giocare contro campioni internazionali e in questi placoscenici?

“Dal punto di vista tecnico è evidente che esiste una differenza colossale tra questi calciatori e noi. Me ne rendo conto io che gioco nei professionisti, figuriamoci alcuni miei compegni che giocano in Eccellenza o Promozione. Giocare queste partite rappresenta un grande onore per tutti noi e ci inorgoglisisce che il pubblico ci tributi sempre applausi a scena aperta, vuol dire che destiamo simpatia. A Varsavia siamo stati accolti da ragazzini scatenati che ci chiedevano foto e autografi, come fossimo delle star. E’ una bella sensazione. Pensate che molti di noi, durante la settimana, sono baristi, imprenditori, personal trainer…”.

 


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