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L'Evento

Haber protagonista a Casa Pascoli: "Nella carriera di un attore bisogna rischiare"

sabato, 11 agosto 2018, 15:32

di annalisa ercolini

Alessandro Haber, nasce a Bologna nel 1947. Dopo un’infanzia in Israele, torna in Italia e nel 1967 ottiene la parte nel film di Bellocchio, solo con Pupi Avati arriverà il primo ruolo da protagonista. Lavorerà con i migliori registi italiani e stranieri: Paolo e Vittorio Taviani, Bertolucci, Nanni Moretti, Salvatores, Monicelli, Francesco Nuti. Si sfiderà a interpretare parti con Nanni Loy, Sergio Rubini, Giovanni Veronesi, Maurizio Nichetti. Si cimenterà in personaggi comici e drammatici con Leonardo Pieraccioni, Christian De Sica, Alessandro Benvenuti, Marco Risi, Michele Placido, Giuseppe Tornatore, Ermanno Olmi e Stefania Sandrelli. Dal 1970 fino ad oggi si è spinto a recitare anche in film e mini serie per la televisione. E’ stato premiato con il David di Donatello, il Premio Gassman, il Globo d’Oro e vari Nastri d’Argento.

La Gazzetta del Serchio è riuscita ad intervistarlo dopo la lettura delle poesie a Casa Pascoli in occasione della serata dedicata ai 50 anni dell’Associazione Lucchesi nel Mondo.

Come si sente dopo lo spettacolo?

“Ora mi sento appagato. Io non ho certezze ed è questa la mia forza. Stasera, prima di cominciare, pensavo: farò una figura di merda, sarà un flop.”

Invece la serata ha avuto un grande successo

“E’ stato inaspettato, mi piace. E’ stata una scoperta anche per me.”

Nella sua carriera professionale ha ricordi di grande soddisfazione?

"Sicuramente. Quando ho vinto il premio Idi nell’80 a Saint Vincent con Gassman e la Morricone. Due mostri sacri. E poi, il primo nastro d’argento vinto nel 1990 come miglior attore non protagonista per Willy Signori e vengo da lontano".

Un personaggio che non ha interpretato a teatro?

"Quello che farò fra due anni: Morte di un commesso viaggiatore di Arthur Miller. Era il mio sogno. Prima non ne avevo mai avuto l’occasione. Inoltre, sono soddisfatto di recitare ne Il padre".

In un’intervista ha affermato che nella carriera di un attore/regista bisogna rischiare. Cosa significa?

"Come stasera, senza rischio non c’è gioco. Le cose facili non fanno per me. Ogni volta ho bisogno di mettermi alla prova, sono attratto da strade diverse, mai quelle più facili. Inoltre, bisogna accettare di ricoprire ruoli di autori contemporanei, come Il Padre, il dramma di Florian Zeller. La trama è tragicamente d’attualità, si parla del morbo di Alzheimer. Lo spettacolo teatrale è tragico comico. Il primo anno abbiamo fatto 36 date, non lo voleva nessuno. L’anno dopo 125 repliche, quest’anno 110. Per me è fondamentale ancora sorprendermi. Non mi sento sicuro di niente. Non ho sicurezze. Dopo tanti anni è ancora così".

Nella preparazione dei suoi lavori è più meticoloso quasi maniacale?

"Sul lavoro sono stakanovista. Stoico. Nella vita sono aggressivo, iperteso. Non sono mai contento. Continuo a cercare, cercare e poi gioco molto sul mio istinto razionale".

Chi è Alessandro Haber?

"Ho avuto la fortuna di avere questa grande passione e ho realizzato molti sogni. Sono una persona fortunata e faccio un lavoro che amo molto, più di qualsiasi altra cosa. Ho sofferto anche tanto e meno male".

 


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