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Rubriche : una finestra su Roma

Alessandro Di Battista “politicamente scorretto”. Ma mica tanto

venerdì, 28 giugno 2019, 13:07

di barbara ruggiero

Roma, 40 gradi, piazza Cola di Rienzo, quartiere Prati, cuore del partito democratico. La libreria Mondadori è la prescelta per la presentazione, unica nella capitale, del libro di Alessandro Di Battista edito dalla Paperfirst  - la casa editrice del Fatto quotidiano - dal titolo “Politicamente scorretto”.

Strana scelta questo luogo, visto che il padron è l’acerrimo nemico Berlusconi e famiglia,  tanto inviso sia al Fatto che a Di Battista.  E il primo attacco Dibba lo fa proprio al capo politico di Forza Italia, che definisce “vecchio male politico del paese”.

Fuori dalla Mondadori, in attesa da un’ora per non “bucare” l’arrivo della star, una folla di giornalisti, fotografi, cameramen, un’adunata da grandi eventi.  Quando Di Battista si intravede da lontano, puntualissimo alle 18, tutti scattano e gli vanno incontro, sperando di carpire una dichiarazione-chiave.  Ma Di Battista frega tutti, perché arriva col figlioletto sulle spalle e compagna al fianco, quindi i reporter non possono tallonarlo e sono costretti a rispettare la ”sacralità” del quadretto familiare.

Dibba entra in libreria fra applausi e un’ala di gente vogliosa di vedere l’idolo da vicino.  Si siede in una saletta minuscola e il girone dantesco si materializza.  I posti a sedere sono appena 20, in fondo e di lato si accalcano, pigiate come sardine, in un caldo asfissiante, 200 persone. Tutti 5 Stelle spuntati fuori da Prati all’improvviso? No, molti sono venuti da lontano, da tanti altri quartieri, ma nessuno avrebbe immaginato uno spazio così ridicolo e qualcuno protesta: “qui ci voleva l’Auditorium, pessima organizzazione”.

Per l’occasione la Mondadori ha mobilitato un paio di agenti di sicurezza esterni. Il più attivo è  un negro imponente che intimorisce e tiene tutti a bada a debita distanza.

E subito il primo intoppo. I microfoni della saletta non si possono utilizzare per problemi di interferenza con quelli degli operatori tv,  quindi le domande di Andrea Scanzi, giornalista del Fatto Quotidiano, si sentono appena.  E, tanto per ringraziare dell’ospitalità, pur pessima a livello ambientale, della Mondadori, Scanzi esordisce così:

“Che cosa pensi di Berlusconi, Alessandro?”

Di Battista ricorda il suo epico comizio ad Arcore del febbraio 2018 e rincara la dose: “E’ il male del paese, è senza etica, politicamente morto.

Il pubblico inneggia e applaude, fazioso  fino all’inverosimile, pronto ad azzannare chiunque sia sospettato di non condividere il Dibba-pensiero e a inveire contro i giornalisti, accusati di travisare sempre la realtà.  Lo dice anche Di Battista: “Sui giornali trovo dichiarazioni inverosimili su di me, ormai ci ho fatto il callo, ma questo non è giornalismo, è solo gossip e falso sensazionalismo. Ecco perché i lettori non si fidano più”. 

Poi si parla di immigrazione e Di Battista dice che si sta sbagliando tutto:

“Il problema va risolto alla radice, altrimenti fra sei mesi ci ritroveremo nella stessa situazione. E comunque il tema migratorio è la più grande arma di distrazione di massa perché, in questo momento, mentre il popolo viene diviso con dichiarazioni spesso assurde, chi ha il potere in Italia continua a spartirsi denaro e posizioni sulla nostra pelle”.

Ma i migranti della Sea Watch 3 devono essere fatti sbarcare?

“Io credo assolutamente di si e poi se ne deve occupare la magistratura. Successivamente devono essere redistribuiti in diversi paesi”.

C’è spazio anche per i Benetton, visto che ad agosto sarà un anno dal crollo del ponte Morandi a Genova e anche qui Di Battista va giù duro: “Basta con certi imperi, la concessione va revocata” (cosa su cui i 5 Stelle peraltro stanno procedendo).

Tav? Assolutamente no.

Olimpiadi? A Roma è stato giusto non farle. E sul sindaco Raggi: “E’ un’eroina dei nostri tempi, ha ricevuto attacchi terribili, perché  combatte la malavita e la corruzione. Se fosse stata Pd, sarebbe già in cantiere una serie Tv su di lei”.

Di Battista spiega anche la sua visione della mobilità cittadina: occorre, dice, un grande investimento in veicoli elettrici da prendere a noleggio, incentivare i servizi di “car sharing” , per offrire servizi ai cittadini”.

Crisi del Movimento, mancanza di solidi riferimenti territoriali? Dibba è sicuro: il Movimento saprà reagire e rinforzarsi. E la rete sul territorio va rimessa in sesto  proprio perché moltissimi “baluardi” sono stati eletti.

Di Battista sa che una cosa è fare libri e parlare, un’altra governare, quindi conferma rispetto e amicizia per Di Maio, e ripete che, per il momento,  preferisce scrivere, viaggiare, dedicarsi alla famiglia e fare il militante. Non esclude però di tornare in campo in caso di future elezioni.

Applauso finale, interminabile fila per il firma copie, e finisce così un incontro da cui non è emerso assolutamente nulla di rilevante.  Chi gode molto sono i due bar fuori dalla Mondadori, assediati dai cronisti intenti a scrivere i pezzi.  Abbastanza disperati, in realtà, perché il titolo non c’è e infatti si buttano tutti sulla Sea Watch e la certo non inedita dichiarazione che i migranti vanno fatti sbarcare.

Di Battista se ne va, stavolta uscendo dal retro, e la sensazione è che sia ben lontano dalle responsabilità, perché scrivere un libro non significa certo contribuire a risolvere i problemi dell’Italia. Il suo ruolo defilato gli permette di non mettere la faccia  nella crisi del Movimento fattosi governo e lui può rimanere il “populista senza macchia”, che sceglie, insieme al Fatto quotidiano,  la libreria chic di Roma, anziché una di periferia. Davvero uno scivolone.

Anche perché i potenti mezzi della Mondadori hanno dato il peggio di sé infilando 200 persone in un buco destinato a 20. Qualunque paese di provincia, qualunque libreria defilata, per un evento del genere, avrebbe fatto di meglio, allestendo per tempo uno spazio apposito per televisioni e giornalisti e adeguate sedie per il pubblico. Invece è stato l’arrembaggio, il corpo a corpo: ficcatevi dove trovate un centimetro libero.

Così vanno le cose a Roma, signori, e spesso sono incomprensibili.


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