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Rubriche : lettere alla gazzetta

"Chiese abbandonate, i nostri timori erano fondati"

mercoledì, 26 giugno 2019, 09:27

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa lettera dei fedeli che, a più di un anno di distanza dall'ultima protesta con l'affissione di alcuni cartelli sui portoni delle chiese di Bagni di Lucca, tornano a denunciare l’abbandono vissuto nelle piccole comunità di montagna.

"Eccoci, siamo di nuovo qua, dopo un anno non è cambiato niente! I nostri timori non erano infondati, le nostre previsioni più nere si sono avverate. È passato più di un anno da quando abbiamo fatto la nostra prima "protesta": i famosi cartelli messi alle porte delle Chiese che tanto clamore hanno sollevato. Ci è stato detto che eravamo dei cattivi cristiani, dei vigliacchi, che non avevamo compreso. Ma oggi, dopo oltre un anno, tutto quello che denunciavamo per paura che accadesse è accaduto.

Nella famosa riunione con mons. Castellani del 19 gennaio 2018 ci era stato chiesto di essere pazienti, che col tempo avremmo visto migliorare la situazione, ma non è così. Vorremmo essere chiari, non è solo una pura questione di modi e mode alle quali ci viene chiesto di adeguarci ma, quello che ci spaventa, è la sostanza di quello che viene fatto passare come "normale" e che normale non è.

A questo punto noi non possiamo lasciar correre, non dobbiamo lasciar correre. Ce l'abbiamo messa tutta: ci siamo impegnati a capire, ad accettare i cambiamenti, abbiamo provato a parlarne, ma non abbiamo ottenuto niente. Le nostre Chiese sono sempre più vuote, i fedeli disorientati, le parrocchie lasciate a loro stesse.

Se la scorsa volta la nostra protesta era verso il "sistema" che ci veniva fatto passare come un'innovazione positiva, adesso è mirata a chi è l'artefice di questa situazione.

Pensate ad un fedele di un'altra diocesi che per un qualsiasi motivo si ritrovi a partecipare ad una delle celebrazioni che vengono fatte nelle nostre parrocchie:

  • Sentirebbe dire che andare in  Chiesa non serve a nulla, che bisogna uscire fuori tra la gente che l'importante è lo stare fuori.  Poi, però,  sentirebbe lamentare perché la gente non va in chiesa.
  • Vedrebbe che ai ragazzi non si fa fare praticamente nulla. Poi, però, sentirebbe lamentare che in parrocchia non si vedono.
  • Sentirebbe ribadire che le tradizioni sono sbagliate. Vedrebbe, però, che le innovazioni non hanno fondamento, quando addirittura non stravolgono le regole.
  • Assisterebbe alla difesa di chi ha commesso un reato, ma non sentirebbe mai ricordare chi il reato lo ha subito.
  • Sentirebbe dire, magari meravigliandosi, che la parrocchia dovrebbe adeguarsi ai bisogni dei fedeli, poi però, ad esempio,  andando d'inverno alla messa la domenica sera si troverebbe ad attendere le 18.00 e non alle 17.00 

-      sentirebbe anche parlare di ramadam, ma non di come fare ad essere più vicini al Signore

  • Dovrebbe ogni domenica sentirsi rifilare un'omelia dove si parla di politica e non di Vangelo....

E potremmo continuare con un elenco che riempirebbe pagine e pagine.

La situazione di settimana in settimana sta sempre più precipitando e noi, se si rimanesse a guardare, saremmo complici di tutto quello che sta accadendo.

Questa mattina al centro del Paese gli abitanti hanno trovato dei volantini con delle vignette. Vogliamo ancora una volta portare la nostra situazione all'attenzione di tutti i concittadini, non solo della poca gente che gira per le chiese e del nuovo Arcivescovo Mons. Giulietti, sperando in una sua benevola comprensione di questo gesto "un po' fuori dalle righe".

Ridentem dicere verum: quid vetat? (Dire la verità ridendo: cosa lo vieta?) diceva Ovidio o più facilmente "Arlecchino dice la verità burlando", come si dice dalle nostre parti. Così noi strappando un sorriso a chi vedrà le vignette vogliamo far capire come sono ridotte le nostre parrocchie. Noi non vogliamo essere complici di questo sflacelo desideriamo far riflettere anche chi non opponendosi e quindi accondiscendendo a tutto questo se ne rende complice. I più, infatti, non comprendono con quale velocità ci stiamo avvicinando ad un punto di non ritorno.

Triste a chi dovrà, in futuro, provare a far tornare a vivere le nostre comunità".


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