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Rubriche : tiri mancini

Pd al Governo, il ritorno dei morti viventi

sabato, 31 agosto 2019, 11:00

di marcello mancini

È un Paese impazzito, questo. Figlio delle bugie, delle giravolte, del caos prodotto da una classe dirigente che non sa dirigere, che passeggia sulle disgrazie degli italiani, non sa darsi delle regole e meno male che c'è una Costituzione, peraltro polverosa e magari superata, che però tiene la barra del timone Italia su una rotta che le consenta di evitare di andare a sbattere sugli scogli. 

Finiti i partiti, nessuno ne ha raccolto l'eredità. Gli antisistema sono diventati quelli che più mantengono in vita i metodi del sistema che dicevano di voler abbattere. E recitano copioni imprevedibili non per la loro originalità ma per la discontinuità con la comune intelligenza. 

C'è una specie di maggioranza (grillini-dem) che nessuno voleva e che improvvisamente è sembrato che tutti aspettassero; che ogni giorno pare fatta e a ogni curva sbanda, ma soprattutto c'è una maggioranza nata dall'incoerenza e dalla bramosia delle poltrone che non sta  insieme nemmeno con l'attaccatutto ma potrebbe diventare l'incubatrice di un governo giallorosso. 

È un'altra brutta pagina di storia della Repubblica, scritta per tenere in vita la carriera politica di leader e parlamentari, che altrimenti dovrebbero tornare a lavorare mollando il ricco stipendio pagato dagli italiani. 

In tutti questi giorni, grillini e democratici hanno fatto finta di discutere di grandi temi sul futuro del Paese, invece parlavano di ministeri, di sottosegretari e di cosa inventarsi per allontanare le elezioni che avrebbero mandato tutti a casa. Operazione costituzionalmente legittima (il capo dello Stato ha il dovere di verificare l'esistenza di una nuova maggioranza in parlamento, dopo il dissolvimento di quella pentaleghista) che però si deve sapere che è stata la foglia di fico di una trattativa molto meno nobile di quello che si è voluto far credere. 

Qui c'è stata una serie di voltafaccia alle spalle degli italiani, che si aspetterebbero risposte su temi seri come le grandi infrastrutture, la Tav (ci sono cantieri aperti in mezza Italia: per cosa?) , la concessione delle autostrade, la Tirrenica, i vaccini, l'aeroporto di Firenze, le tasse (tutti dicono di volerle abbassare, ma come? ), il destino del reddito di cittadinanza, l'aumento degli 80 euro (con quali soldi?), i provvedimenti del decreto sicurezza (il Pd vorrebbe ritirarli) : nulla si è saputo su questi argomenti che, è universalmente noto, dividono i due partiti che dovranno governare insieme l'Italia. 

Voltafaccia che hanno nomi e cognomi:

 1) il premier Giuseppe Conte, che era un signor Nessuno, più insignificante di un re travicello, ed è diventato il mito della sinistra appena si è intestato la crociata anti Salvini: il frustrato Pd, che da solo non riesce a sconfiggere un avversario politico, ha visto in lui gli stessi meriti che riconobbe a Gianfranco Fini quando si mise contro Berlusconi, trasformandolo in eroe dei due mondi, quello grillo leghista e poi quello grillo democratico. Non auguriamo a Conte di condividere lo stesso inglorioso destino di Fini. E nemmeno quello di Mario Monti, a cui questo governo che potrebbe nascere rischia di somigliare. 

2) l'ex premier Matteo Renzi, che per sopravvivere si è rimangiato il rifiuto di trattare con i 5 stelle, a cui aveva condannato il suo Pd dopo la sconfitta elettorale del 2018. Renzi ha ingranato la retromarcia senza pensarci due volte, ha imposto a Zingaretti di fare l'accordo con gli stessi 5 stelle, forte della maggioranza renziana all'interno dei gruppi parlamentari pd, con la quale teneva in ostaggio il nuovo segretario, a cui, ovviamente, aveva promesso lealtà...... 

In questo modo Renzi ha evitato che nuove elezioni cambiassero la compagine parlamentare, togliendogli il residuo di potere di ricatto che gli rimane nel partito. Ovviamente ha dato una spiegazione diversa, attribuendo la sua giravolta all'interesse del Paese.

3) il segretario del Pd Nicola Zingaretti, al quale sarebbe convenuto andare al voto per rinnovare la componente parlamentare dem e liberarsi dei renziani, e per questo aveva annunciato che mai avrebbe inciuciato con i grillini, e che comunque, semmai, sarebbe stata necessaria discontinuità con il precedente governo, a cominciare dalla scelta del premier, che non sarebbe dovuto essere lo stesso, cioè Conte. 

Come è evidente, è successo tutto il contrario, senza che nessuno battesse ciglio o avesse un sussulto di coerenza e dignità. Naturalmente passando sopra la testa degli italiani, ai quali era stata raccontato uno scenario e poco importa se poi lo scenario è stato disinvoltamente cambiato. 

L'unico che non può essere accusato di aver voltato faccia, è stato Matteo Salvini, che però è anche il principale responsabile di questo pasticcio: vittima della sindrome di onnipotenza che aveva colpito il suo omonimo Renzi, si è suicidato con le sue stesse mani, mettendo in crisi un governo che aveva saldamente in pugno e che lo stava facendo volare nei sondaggi. Pensava di andare subito alle elezioni, e invece.... ha resuscitato il Pd e Renzi, ha indebolito la sua Lega che sembrava lanciata verso una super maggioranza, ha rigenerato i 5stelle che erano in caduta libera, destinati al quasi dissolvimento. Una bella lezione di politica e un bel risultato davvero. 

Ditemi se questo è un Paese normale. 


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