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Rubriche : sulla scena del crimine

Al Baghdadi e Bin Laden: le due diverse facce del terrore

martedì, 29 ottobre 2019, 13:45

di anna vagli

Con la rubrica di questa settimana ho deciso di portarvi sulla scena di un crimine internazionale, nello specifico al momento della decapitazione – sia pur figurata –  del vertice del terrorismo islamico Abu Bakr al Baghdadi. Già, perché dopo quasi un decennio dalla morte dello sceicco del terrore nonché capo di Al Qaeda Osama Bin Laden, questa volta è toccato al Califfo nero dell'Isis.

Due organizzazioni così simili ma così diverse. Simili per ideali e per l'avversione che nutrono nei confronti dell'Occidente, diverse in termini di organizzazione e mezzi per l'affermazione della Sharia.

Dopo il colpaccio messo a punto dall'amministrazione Trump, voglio portarvi oggi al momento dell'uccisione dei due principi del terrore, dimostrando come le loro differenti personalità abbiano addirittura influenzato i blitz delle forze americane.

Ma chi erano Osama Bin Laden e Abu Bakr al Baghdadi?

La prima immagine che abbiamo di Bin Laden, o almeno quello che lo ha reso noto al mondo, è successiva agli attacchi terroristici del 2001. Giacca mimetica e turbante bianco, sghignazza con l'immancabile kalashnikov immerso tra i cuscini che fanno da sfondo alla grigia grotta in cui è nascosto. Lo scenario è agghiacciante. Osama racconta ai suoi commensali, tra cui il braccio destro Ayman al-Zawairi e il portavoce Abu Ghaith, di aver pianificato gli attacchi alle torri ispirandosi ad un sogno. Sogno che gli avrebbe suggerito di colpire l'America come se stesse giocando una partita di calcio, con la sola differenza che i suoi giocatori erano piloti di aerei. Ma, quello che vi sorprenderà, è il ritratto personologico dipinto da chi lo conosce da tempo. Bin Laden viene descritto dai suoi fedelissimi come una persona timida, introversa e socialmente disadattata. Lo avreste mai pensato? Profili certamente difficili da assimilare ad un personaggio che ha tenuto per anni sotto scacco gli equilibri mondiali. Seppur dotato di elevato grado intellettivo, è emerso come la sua visione del mondo fosse semplicistica e contraddistinta dalla prevalenza dell'odio nei confronti di americani ed ebrei, rei di cospirare contro musulmani e palestinesi. Dunque, il soggetto che ha fatto conoscere la parola terrorismo agli occidentali era sicuramente animato da pensieri di matrice paranoidea e disturbata. Pensieri deviati che però, grazie alle ampie risorse finanziarie di cui disponeva, hanno dato vita ad una delle pagine più nere che la storia dell'occidente ricordi. 

Ma ora veniamo al Califfo nero, definito dall'Associated Press come "uno dei leader jihadisti più violentemente efficace dei tempi moderni". Abu Bakr al Baghdadi, diretto discendente di Maometto, è stato alla guida dell'Isis per ben nove anni creando l'organismo di matrice terroristica più florido e potente di tutti i tempi. Al vertice dal 2003, si è palesato al mondo solo nel 2014, quando dal pulpito della moschea di Mosul, ha esortato il popolo di Allah a seguirlo in qualità di discendente del Messia.  Da quel momento in poi Baghdadi è divenuto l'estremista più ricercato al mondo, famoso per essere la mente degli attentati di Parigi e per la diffusione dei video di decapitazione degli ostaggi occidentali. A differenza di Bin Laden, nella sua carriera di Califfo, è apparso raramente in video tanto da meritarsi l'appellativo di "presenza oscura". Il suo pragmatismo e la sua capacità di mettere in piedi veri e propri eserciti di foreign fighters in territorio straniero, ne hanno però determinato la lungimiranza al potere. Della sua vita affettiva poco o niente si sa, eccezion fatta per la schiera di mogli che vantava da buon mussulmano. Voci narrano tuttavia che Baghdadi fosse omosessuale e un seriale consumatore di alcool, elementi che poco si allineano con i capisaldi dell'Islam. Certo è che dopo Bin Laden, è toccato anche a lui soccombere ad un raid delle forze speciali americane.

Ma la differenza tra i due esponenti del male è emersa evidente anche quando è andato in scena l'ultimo atto. Bin Laden, scovato in Pakistan, è stato ucciso a colpi di fucile del Team Six al sorgere del sole. Baghdadi si è fatto saltare in aria sul calar della sera per mezzo della cintura esplosiva che indossava notte e giorno. Mentre Osama si trovava oltre il confine dell'Afghanistan dove tutto aveva avuto inizio, il Califfo nero si era rifugiato dove tutto era iniziato in un tunnel senza uscita al confine tra Siria e Turchia.

Entrambi hanno vissuto gli ultimi anni braccati, continuamente in fuga da droni spia e strumenti elettronici pronti a carpire qualsiasi piccolo movimento. Entrambi sono morti in compagnia di familiari. Bin Laden si è però lasciato uccidere dai Navy Seal, Baghdadi non si è arreso ad una morte a stelle e strisce ma ha preferito saltare in aria da solo. La cattura di Bin Laden ha richiesto quaranta minuti, quella del Califfo quasi 180. Ma oggi questo poco importa, i nemici pubblici più ricercati dagli States nell'era della lotta al fondamentalismo sono morti. God bless America.

In foto la criminologa Anna Vagli


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