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Rubriche : una finestra su roma

I migranti arrivano in Vaticano, ma sono di bronzo

giovedì, 10 ottobre 2019, 08:43

di barbara ruggiero

Il barcone dei migranti approda a Piazza S. Pietro, ma i migranti sono di bronzo.  Perché, per quanto riguarda i migranti in carne e ossa, nello stato Vaticano,  siamo all’anno zero. Infatti nei Sacri Palazzi ne sono ospitati solo dieci.

Sul sagrato della piazza progettata dal Bernini, uno dei massimi esempi di architettura e urbanistica barocca, è stata inaugurata il 29 settembre, in occasione delle “Giornata mondiale del rifugiato e del migrante”,  l’opera dell’artista  canadese  Timothy Schmalz, che raffigura 140 persone di bronzo, di diverse nazioni ed epoche storiche. La scultura si chiama “Angeli inconsapevoli”, e, infatti, dalla folla di migranti che “camminano” accalcati con abiti d’epoca, spuntano due ali d’angelo. I volti sono presi da foto e immagini di persone realmente esistite.  Sotto i loro piedi, un'imbarcazione ricorda i naufragi di questi anni nel Mediterraneo. Nelle intenzioni dell’artista, l’opera raffigura uomini, donne e bambini che rappresentano varie fasi migratorie: l’immigrazione degli italiani verso l’America, lo schiavismo degli europei verso l’Africa e gli ebrei in fuga dalla Terra Santa. Ma anche gli indigeni sterminati dall’Occidente, gli ebrei perseguitati dai nazisti, i siriani che fuggono dalla guerra e gli africani che scappano oggi.

L’opera piace ai fedeli e ai turisti che si accalcano per fotografarla, e sono quasi tutti stranieri, perché trovare un italiano a piazza S. Pietro, in un caldo pomeriggio autunnale, è quasi impossibile, qui si parlano tutte le lingue del mondo tranne l’italiano.

“Questa statua mi piace moltissimo, sembrano persone reali, sono migranti di tutto il mondo, rappresentano la realtà di ieri e quella moderna”, dice un turista brasiliano in viaggio con la famiglia.

Un signore di mezza età, uno dei pochi romani, guarda in lontananza le ali che sporgono sopra le teste scure del bronzo.

Conosce il significato di quelle ali?: “No, che ne so?”.

Cosa ne pensa di questa opera donata a Papa Bergoglio?: ”Ma co’ tanti problemi che c’avemo, che ce famo co’ sta roba?”.

Quest’opera ricorda il problema della migrazione nella storia dei secoli, secondo Lei il Pontefice dovrebbe aprire le porte del Vaticano ai migranti?: ”E certo, se li pigliasse lui, qua fori semo già pieni, nun c’è  posto più pe’ nessuno”. 

Un altro signore si avvicina alle transenne.

Lei è italiano?:” Mezzo italiano e mezzo tedesco”.

Le piace questa raffigurazione sulla migrazione?:” Si, molto. A Gibilterra c’è un’opera di un uomo solo con la valigia, questa scena migratoria fatta di bronzo la ricorda molto”.

Cosa ne pensa della situazione dei migranti che sbarcano in Italia, chi dovrebbe farsi carico di questi disperati?: "Tutti, compresa la Comunità Europea, è giusto che li soccorriamo, ma dobbiamo garantire loro la dignità”.

Anche la Germania, quindi, deve continuare ad aprire i confini? “Sì, no, non lo so. Sono domande politiche?”.

Lei pensa che papa Francesco debba aprire le porte e ospitarli nella città del Vaticano?: ” No, nei sacri palazzi è meglio che ci siamo solo prelati”.

Vi piace questa opera di bronzo?: “sì, yes, oui, shì”. La risposta, anche dei cinesi, è unanime e corale.

Colpisce però che molti fedeli stranieri parlino di “sacra protezione dei palazzi”, ovvero che non sia giusto trasformare i palazzi apostolici in centri di accoglienza, perché sono luoghi “dei prelati”. I romani invece, che il Vaticano ce l’hanno in casa, la pensano diversamente. Per loro è insostenibile lo spettacolo di piazza San Pietro diventata dormitorio a cielo aperto di centinaia di disperati, mentre all’interno la cittadella Vaticana è lustra e pulita, contornata da giardini monumentali e, soprattutto, inaccessibile.

L’opera verrà portata, una volta finita l’esposizione pubblica,  dentro le mura apostoliche, simbolo inanimato di drammi e tragedie. Inanimato, appunto, così si rispetta la sacralità dei palazzi. Mentre fuori la realtà preme, fatta di persone, non di statue.


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