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Rubriche : sulla scena del crimine

Sara Aiello, quegli otto minuti per morire

giovedì, 17 ottobre 2019, 09:13

di anna vagli

Sono ormai anni che mi occupo di violenza contro le donne e che mi batto in prima linea per promuovere una campagna di informazione e prevenzione. Purtroppo però non è mai abbastanza. Non è mai abbastanza perché il bollettino di guerra è devastante: una donna viene uccisa ogni due giorni di fronte all'impotenza di amici, familiari e dello Stato. Non c'è codice rosso che tenga. Sembrano realtà distanti da noi, talmente distanti che molte donne allontanano la prospettiva della violenza che sono abituate a subire dentro e fuori le mura domestiche. Spesso infatti non si tratta di violenza fisica ma della più subdola violenza psicologica. Quella che non lascia lividi. Quella che può celarsi dietro un sorriso, un'uscita di gruppo o una cena di famiglia. Quella che molte donne tengono dentro di sé per paura, vergogna o per impossibilità – spesso economica – di ripartire da zero.

Per introdurre la storia che sto per raccontare vi chiedo di azionare un cronometro e di far scorrere su di esso otto minuti e trentasette secondi. Osservate quante cose possono farsi in quel lasso temporale.

Gli otto minuti di cui vi parlo oggi, cronometrati e filmati, sono gli ultimi istanti di vita di Sara Aiello. Lasciando lavorare gli inquirenti, voglio accendere i riflettori su di una morte che, definire sospetta, è un eufemismo.

È il 2015, Sara ha 36 anni e vive a Pompei con il marito e le due figlie piccole. Lui è geloso, è possessivo, le controlla il telefono e le impedisce di mantenere contatti lavorativi anche con gli esponenti del settore della moda.

 Quei trentasei anni, iniziati e terminati troppo presto, ci portano indietro di quattro anni.  Sara si trova distesa sul letto matrimoniale, non riesce a respirare. Rantola, prova a chiedere aiuto ma ne è impossibilitata. In casa non è sola ed in camera con lei c'è il marito. Un uomo che non fa niente per aiutarla, non chiama i soccorsi ma ne filma l'agonia per lunghi ed interminabili minuti. Quello stesso uomo che consegnerà il video agli inquirenti dopo qualche settimana dalla morte e che si giustificherà dicendo di essersi limitato a seguire le indicazioni del medico curante. Medico che – stando alle sue dichiarazioni – gli avrebbe suggerito di filmare gli svenimenti che negli ultimi tempi colpivano la ragazza. Chiaramente per comprenderne l'origine.

Quindi l'uomo si sarebbe limitato ad attenersi alle prescrizioni mediche. Non so se siano più inquietanti queste affermazioni o il fatto che nessuno abbia attenzionato una simile anomalia.

Scusate un attimo. Era necessario che i fratelli si rivolgessero a Chi l'ha visto per denunciare quanto accaduto? Quale essere umano riprende la moglie morente senza chiamare i soccorsi? Non bisogna avere una laurea in medicina per rendersi conto che qualche cosa non va.  Di fronte ad una donna che sta male, di fronte alla madre delle tue figlie che cerca in ogni modo di chiedere aiuto ma non ci riesce tu, marito, giustamente la riprendi. Non ti viene mica pensato che forse puoi discostarti dalle prescrizioni del dottore – ammesso che vi siano state – e chiamare i soccorsi? Che forse con quei filmati non capirai mai il motivo delle crisi ma piuttosto ti ricorderanno che quel giorno potevi salvare tua moglie ma non l'hai fatto?

Riepiloghiamo. Quattro anni fa Sara si sente male, rantola, prova a chiedere aiuto al marito ma questi anziché avvertire i soccorsi la filma mentre muore. La causa del decesso viene ritenuta una tragica fatalità e tutto, anche in Procura, pare non fare una piega.

Questi quattro anni per fortuna non sono però trascorsi a vuoto. I fratelli di Sara, pur non avendo ancora avuto il coraggio di guardare il video, lo hanno portato ad un avvocato ed hanno nominato propri consulenti. E indovinate?? Questi, supervisionato il filmato, hanno ricondotto la morte di Sara ad un avvelenamento da cianuro di potassio. Si avete letto bene: cianuro di potassio. Il veleno dei veleni, prediletto dai nazisti durante la seconda guerra mondiale.

Che il marito di Sara abbia provato piacere, da buon sadico, nel vedere morire la moglie? Oppure semplicemente si è attenuto alle indicazioni di chi poteva saperne più di lui? Certo è che di fronte ad una persona agonizzante – peraltro madre delle tue figlie – la videocamera la frulli e chiami i soccorsi. È questione di istinto e di sopravvivenza.

È questione di voler tentare di tutto per evitare la tragedia. È questione di priorità. È ciò che ci differenzia dalle bestie.

 La famiglia di Sara chiede la riesumazione del cadavere per capire che cosa sia effettivamente successo quel giorno. Ad oggi le certezze vacillano e, al momento, l'unica consapevolezza resta che "Sara non sarà".

In foto la criminologa Anna Vagli


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