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La tristezza di un Mondiale senza Italia

martedì, 15 maggio 2018, 14:06

La partita di San Siro tra Italia e Svezia riecheggia nella mente e nel cuore di tutti gli appassionati di calcio italiano da oramai mesi. Il pareggio scialbo e a reti bianche della Nazionale guidata da Gian Piero Ventura ha permesso agli svedesi di accedere al Campionato del Mondo dopo la vittoria in terra scandinava e ha mandato nel baratro gli Azzurri.

Nella storia del calcio, questo sarà solamente il terzo mondiale a cui non farà parte la Selezione Italiana. Nel 1930, molte squadre europee sabotarono la manifestazione per la trasferta troppo lunga in Uruguay. L'unica edizione in cui l'Italia non si era qualificata per propri demeriti era nel 1957. Alla kermesse svedese - ironia della sorte - partecipavano, però, solo 16 squadre, contro le 32 che andranno in scena in Russia.

Nel '57, l'Italia non si qualificò perdendo un girone eliminatorio contro il Portogallo e la sorpresa Irlanda Del Nord. A Belfast, nel 1958, gli Azzurri incapparono in una clamorosa sconfitta per 2-1, che decretò la loro eliminazione. Il numero di partite delle due nazionali è decisamente diverso, come dimostra uno studio comparativo tra le due uniche nazionali senza mondiale: l'Italia del 2017 ne ha giocate 10 (7 vittorie, 2 pareggi, 1 sconfitta) più ovviamente i playoff, mentre furono soltanto 4 quelle giocate da Boniperti e compagni.

Ciò che può essere paragonato tra le uniche due compagini, anche se parliamo di ere calcistiche differenti, è l'evidente incapacità di fare gol. In 4 partite, nel 1957 gli Azzurri segnarono 6 gol, mentre l'Italia di Ventura ne ha messi a referto 21 in 12 partita. Una media di 1.75 (2017) contro 1.5 (1957) non di certo entusiasmante, soprattutto se si considera anche il livello degli avversari.

Inutile negarlo: in un Paese così attaccato al calcio, non partecipare a un Mondiale è sicuramente una tragedia sportiva. Lo hanno dimostrato anche le lacrime di chi era in campo, a partire da un Buffon costernato – che a margine di una recente intervista a Repubblica lo ha definito anche come un fallimento sociale - per finire a ragazzi che potrebbero aver perso la loro unica chance di disputare un Campionato del Mondo da protagonisti come Belotti e Immobile.

Vista la passione e l'amore degli appassionati italiani per il calcio, una mancata partecipazione alla competizione più importante è sicuramente una cicatrice indelebile all'interno del cuore. Il Mondiale è l'unica competizione in grado di poter accomunare qualsiasi tifoseria. Sono ancora negli occhi e nella mente di chiunque, anche se datate oramai 12 anni, le imprese epiche ed eroiche del Mondiale 2006. Ecco, forse dovremmo pensare di più al futuro ed essere meno nostalgici ed amanti del passato. Si ha, ora, il dovere di ripartire e di garantire un futuro roseo, come sempre è stato, alla componente calcistica di questo paese.

 


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