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Scritto da andrea cosimini
Castelnuovo
10 Febbraio 2024

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Per chi ha vissuto quel Carnevale (rigorosamente con la 'c' maiuscola), negli anni più felici e spensierati della sua giovinezza, potrebbe addirittura commuoversi a vedere una mostra fotografica come quella di Tommaso Teora.

Un tuffo in una vasca di coriandoli, dove i ricordi si vestono di cartapesta e le emozioni viaggiano su carri mascherati. Un glossario di sorrisi in appendice alla storia personale di ognuno di noi. Un patrimonio inestimabile - non solo del folclore, ma anche della vita di comunità di una popolazione - quella castelnuovese, quella garfagnina - che, nell'assistere alla sfilata dei propri rioni, ha offerto il profilo migliore della propria immagine: bellissimo da riguardare anche oggi con il filtro del tempo. 

Se vi capita - in queste grigie giornate di febbraio - fate un salto all'esposizione in Sala Suffredini. Potreste trovarvi un volto familiare tra la miriade di foto - realizzate o raccolte - dal fotografo castelnuovese. Magari proprio il vostro, perso nella folla che - a quei tempi (1952-2008) - popolava le strade del centro storico di Castelnuovo in un unico, corale inno alla felicità.

La mostra si articola in tre parti. Una prima, storica, con scatti in bianco e nero che immortalano le primissime cinque edizioni del carnevale (dal 1952 al 1956): foto raccolte, in questo caso, e non scattate dall'autore, che si è prodigato in un lavoro di ricerca che ha un valore giornalistico ed archivistico - oltre che artistico - davvero importante in quanto riporta alla memoria una pagina remota del costume locale. 

Segue, quindi, una seconda, più vivida e colorata, da sfogliare come un album di foto riemerse dal cassetto dei ricordi. Queste diapositive sono le più recenti (1990-2008). Voltare pagina significa imbattersi, di volta in volta, in un capitolo del nostro film. Qui viene fuori l'occhio del fotografo, la sensibilità artistica che sta dietro all'obiettivo. Emergono particolari e gesti che solo la lente dell'anima sa mettere a fuoco. 

Infine, la terza - ed ultima - parte riguarda i costumi, gli abiti. Favolosi. Sembrano quasi capi di alta moda. Vestono i manichini con una grazia che sembra quasi animarli. Guardarli, toccarli, sentirli è una tentazione a replicarli. Uno stimolo all'artigianalità. 

"La mostra "Castelnuovo e il suo Carnevale" - spiega Tommaso Teora - ripercorre la storia di questo lungo corso. Le foto storiche che ho raccolto, sono state da me scannerizzate ed ingrandite per essere qui esposte. Tante altre, probabilmente, dimorano nelle case dei garfagnini. Nei cinque raccoglitori, invece, ho pubblicato alcuni dei miei scatti a colori più significativi della manifestazione. In uno di questi, che ho denominato 'Carnevale in bianco', sono racchiuse 12 foto di ragazzi che, per gioco, si spruzzavano con le bombolette schiuma bianca proprio in un giorno dove stava nevicando".

Cinque erano i rioni in gara - ognuno con un proprio carro, ognuno con i propri costumi e le proprie maschere: La Madonna, Il Crocifisso, Il Centro, Il Piano e Santa Lucia. Il pregio della mostra di Teora è proprio quello di restituire la gioia di quei giorni, in un viaggio a ritroso nel tempo dal gusto nostalgico e amarcord - per chi, quei giorni, li ha vissuti - ma anche identitario e propulsivo per le generazioni di oggi che non sanno cosa si sono perse e che un giorno, chissà...

La mostra - inaugurata il 3 febbraio - è aperta oggi pomeriggio (sabato 10 febbraio) dalle 16 alle 19 e domani (domenica 11 febbraio) dalle 10 alle 12.30 e dalle 16 alle 19. 

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