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Scritto da andrea cosimini
Castelnuovo
11 Agosto 2022

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Come nell'Orlando Furioso è facile perdersi negli intrecci labirintici del testo, così nella mostra di Sandra Rigali è possibile smarrirsi negli infiniti collegamenti ipertestuali dei quadri. 

Se nel capolavoro ariostesco sono la fantasia e la narrazione a condurre il lettore verso luoghi immaginifici ed incantati, nell'esposizione dell'artista barghigiana sono i colori ed i ritagli di giornale a spingere lo spettatore nella direzione di uno sforzo creativo mentale.

Ariosto 22. Questo il titolo scelto per l'allestimento nella rinnovata Rocca di Castelnuovo. Ventidue come le opere esposte, anche se, a ben vedere, se ne conta una in più: la ventitreesima, l'ultima arrivata. Si tratta di una grossa tela che raffigura un imponente monte in oro, vibrante, simile ad un ceppo, con sopra adagiato un piccolo paesaggio apuano e, alle spalle, le rocciose montagne innevate della Garfagnana che si stagliano su un cielo blu scuro illuminato solo dal chiarore argenteo di uno spicchio di luna: un omaggio al collega garfagnino Giambattista Santini ed un'ideale ponte tra il presente ed il passato.

La mostra è stata inaugurata, al piano terra dell'edificio, il 5 agosto e rimarrà visitabile al pubblico, gratuitamente, fino al 2 ottobre. Le porte della Rocca Ariostesca sono aperte tutti i giorni, dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 20. In occasione della settimana del commercio, dall'11 al 20 agosto, l'orario di apertura è stato, eccezionalmente, esteso anche alla sera, dalle 21 alle 23.

Sandra Rigali, da dove nasce la sua passione per l'arte?

"Ho sempre disegnato, fin da ragazza. Mi piaceva realizzare ritratti, fumetti o sketch veloci per i miei compagni di classe. Era un modo per evadere dalla quotidianità, costruendosi un mondo proprio".

Come si è evoluta poi?

"Ho sempre spaziato tra pittura e laboratori con i ragazzi a scuola. Penso che la mia sia un'arte divulgativa. Mi piace che parli e racconti storie a più livelli". 

Lei come si definisce?

"Classica-contemporanea: perché credo di avere delle ottime basi di grammatica pittorica, avendo frequentato prima il liceo artistico poi l'Accademia delle Belle Arti, ma queste poi mi sono servite per spaziare tra varie tecniche e materie". 

Queste due caratteristiche le ritroviamo anche nella mostra a Castelnuovo?

"Sì, c'è tutto: da una pittura più tecnica, quasi realistica seicentesca, ad una più contemporanea che chiamo insta-painting e che richiama il format, appunto, di Instagram".

La sua esposizione si inserisce perfettamente nel contesto della Rocca. Cos'è che l'ha spinta a rappresentare l'Ariosto, l'Orlando Furioso e la Garfagnana?

"Quando allestisco mostre come questa, cerco di approcciare il progetto in modo più attuale possibile in modo che la lettura risulti orizzontale, ovvero: fruibile da tutti. Provo, quindi, a relazionarmi con il testo attraverso una pittura non didascalica, ma che racconti l'uomo che l'ha scritto, il luogo in cui ha vissuto e i feedback che ha lasciato".

Ci ha molto colpito il modo in cui ha reso i personaggi nella loro dualità

"Esatto. Volevo rendere Orlando più furioso e fragile rispetto a come solitamente viene rappresentato, ovvero cavaliere e bruto. Questa parte nascosta del personaggio mi ha sempre attratto".

Cosa l'ha colpita, in particolar modo, dell'Orlando Furioso?

"Beh, l'ironia è uno degli aspetti più interessanti dell'opera: queste figure, serie sì, ma che non pretendono di essere prese seriamente fino in fondo. Poi, da un punto di vista organico, la capacità di insegnare ai ragazzi le varie tecniche di narrazione. Il poemia sembra, infatti, un film: tra flashback e backforward. Infine, la descrizione dei supereroi che sembrano quasi usciti da una pellicola della Marvel".

Un capitolo  parte merita quello relativo alle donne e alla parità dei sessi. Ariosto, da questo punto di vista, era anni luce avanti: ci sono delle pagine illuminanti nel testo

"Sì. Nel testo troviamo non solo donne da salvare, ma anche eroine, seduttrici, combattenti. Dobbiamo tenere presente anche che Ariosto aveva come termine di confronto Isabella d'Este, ovvero una donna di grandissima cultura".

Guardando i suoi quadri, non possiamo fare a meno di notare la vivacità dei colori. È così che vede l'universo ariostesco?

"Io sono una grande amante del segno, ma in questo caso ho lavorato molto sull'emozione che trasmettono i colori. Penso che essi siano rivelatori: 'svecchianti' per quanto riguarda le icone pop del passato e vibranti per rendere i paesaggi dorati della Garfagnana".

Lei usa molto l'oro. Di solito, questo colore viene associato al sacro. Nel suo caso?

"È significante perché raffigura armature, fortezze, stelle, montagne. stanno ad indicare la ricchezza ed il patrimonio antico che viene consegnato al moderno".

Secondo lei, rivisitare oggi l'Orlando Furioso ricorrendo al fumetto o al fantasy può essere una chiave per avvicinare i giovani al testo originale?

"Sicuramente la pittura, il fumetto e il cinema sono strumenti più 'veloci', ma l'augurio è che questi possano spingere soprattutto i ragazzi ad approfondire riappropriandosi della dovuta lentezza".

Un'ultima domanda: nell'Orlando Furioso i personaggi sembrano quasi dei fragili burattini i cui fili sono mossi dall'alto. Lei crede in questa visione della vita?

"Assolutamente no. Davanti ci si presentano molte porte, ma alla fine siamo noi gli artefici della nostra vita". 

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