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Scritto da aldo grandi
Garfagnana
16 Marzo 2023

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Quando arrivammo in questa valle di lacrime, provenienti dalla capitale, non potevamo immaginare che qui saremmo rimasti più o meno sepolti per tutto il resto della nostra vita. Una sepoltura niente male direbbe qualcuno e, indubbiamente, ne avrebbe ben donde. Giungemmo a Lucca nel lontano settembre 1989 quando, alla redazione lucchese del quotidiano La Nazione, comandava un certo Paolo Magli, fino a qualche tempo prima a capo della redazione lucchese de Il Tirreno. Al suo posto stava, adesso, Marco Innocenti, lucchese doc. Nel corso di uno dei nostri servizi di cronaca nera, ma eravamo già agli inizi dei Novanta, il fotografo a noi più caro, Placido Mecchi che, puntualmente, ci accompagnava per scattare le immagini e riprodurre, ad esempio, le testine dei morti in incidenti stradali, omicidi o altro, ci confidò un episodio che gli era accaduto qualche anno prima e che lo aveva fatto incazzare di brutto. Ne era stata protagonista una giovane collega, Concita De Gregorio, bella e intelligente, di un'altra categoria ci disse Placido che aggiunse: "Si vedeva che aveva un altro passo e che era molto ambiziosa". Peccato che fosse anche, come ebbe a dire, parecchio competitiva, anche troppo. Infatti, raccontò il fotografo lucchese, accadde che un giorno ci fu un morto e che del morto, come avveniva a quel tempo senza social, fosse indispensabile trovare una foto e che, quindi, il salto a casa dei familiari fosse la cosa più naturale di questo mondo anche se tra le più difficili e rischiose: non si poteva mai sapere come avrebbero reagito i parenti, la moglie o il marito, i figli. Placido andò a casa della famiglia e chiese, con gentilezza come sempre, di poter avere la testina, così sii chiamava allora e anche adesso, dell'uomo così da fare uno scatto e poterla riprodurre lasciandola, quindi, nelle mani della moglie. 

"Restai di sasso - disse - quando mi sentii dire che era già venuta una giornalista de Il Tirreno che l'aveva presa e se l'era portata via. Ringraziai e non ci pensai su due volte. La chiamai e le dissi che non doveva più permettersi di fare una cosa del genere per dare il buco ai colleghi perché non glielo avrei perdonato". Non rammentiamo se la Concita De Gregorio gli diede la foto per riprodurla o se, la stessa immagine, l'aveva smarrita. Fatto sta che le parole di Placido Mecchi ci rimandavano la figura di una giornalista spregiudicata e assolutamente determinata a battere i colleghi.

Concita De Gregorio è tornata da queste parti con una intervista che ha rilasciato in Tv l'altra sera dove, a proposito degli abitanti della Garfagnana, oltre a definirli molto permalosi, li ha anche appellati come dei mozzatori di teste, cosa che a quelle latitudini, permalosi o meno, non hanno assolutamente gradito. Ed effettivamente sembra proprio che la De Gregorio abbia preso un granchio o anche una granseola o che, comunque, abbia confuso la Garfagnana con la piana di Lucca. Sì, perché nel 1988, a fine febbraio, quando lei era in forza alla redazione lucchese de Il Tirreno, l'unico cadavere privo di testa fu rinvenuto sulle rive del Serchio a poca distanza dagli impianti sportivi dell'Acquedotto. Apparteneva a un certo Carlo Alberto Bertini, di 57 anni, separato, una vita irreprensibile. Di quella testa non si è mai saputo più niente e ancora oggi il mistero costituisce un rammarico per gli investigatori dell'epoca, l'ex capo della squadra mobile Claudio Arpaia su tutti. 

Un altro corpo senza vita e anche senza testa e senza mani, fu rinvenuto nel febbraio 2016, sempre in prossimità del fiume Serchio, ma a S. Pietro a Vico. Ancora una testa mozzata, anche se il cadavere era in avanzatissimo stato di decomposizione e, quindi, avrebbe potuto trattarsi di un distacco non per cause violente, ma per la lacerazione dei tessuti vista la probabile lunga permanenza in acqua, addirittura un paio d'anni.

A questo punto è lecito domandarsi come sia venuto in mente alla De Gregorio paragonare i garfagnini a dei tagliatori di teste. Magari lk spiegasse rassicurerebbe l'intera Garfagnana.

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